Età giolittiana: schema

Schema sugli anni del governo di Giovanni Giolitti (2 pagine formato doc)

Appunto di ilariamarengon

ETA' GIOLITTIANA: SCHEMA

Età giolittiana.

1901: Vittotio Emanuele III chiama al governo Zanardelli (sinistra radicale) che affida il ministero degli interni a Giovanni Giolitti, il quale divenne poi nel 1903 presidente del consiglio e governò fino al 1914. Convinto che lo stato liberale dovesse aprirsi alle classi popolari, avviò la sua opera per una forte ripresa del sistema economico trainato dalla produzione industriale e dal commercio internazionale. Liberale riformista, salvaguarda l’autorità dello stato senza forzare nè tentando di impedire il corso degli eventi.
Accompagna la trasformazione della società italiana senza mutarne il corso per un generale progresso. Il successo di Giolitti quindi deriva dal un andamento economico favorevole, all’azione legale delle organizzazioni di massa e da una situazione internazionale di equilibrio e crescita.
Chiede il riconoscimento giuridico per le Camere del lavoro, il non intervento dello stato nei confronti dei conflitti capitale-lavoro. Sostiene come necessari i miglioramenti salariali dei lavoratori, l’ascesa delle classi popolari secondo i principi d’uguaglianza. Come ministro applica il principio di neutralità nelle lotte del lavoro aumento delle retribuzioni.

GIOLITTI E I SOCIALISTI

Appoggia alcuni punti del partito socialista (libertà di parola, stampa, riunione, associazione; riconoscimento giuridico dei sindacati) e invita Turati, ottenendo un rifiuto.
Difatti i movimenti politici (origine risorgimentale) liberali (gruppi personalistici) erano ostili a giolitti, i radicali ormai erano pochi e deboli, i repubblicani avevano ceduto molto ai socialisti.
I socialisti invece sebbene pochi come forza parlamentare avevano una reale forza organizzativa e di pressione - Giolitti conta di comprenderle nella sua politica come partito collaborazionista e interamente riformista.
Partito socialista-Due correnti: programma minimo o massimo (ostile allo “stato borghese”, a carattere rivoluzionario). Turati sostiene che in realtà il programma minimo sia un preludio per il massimo. I sindacalisti rivoluzionari, capeggiati da Labriola, si ribellano a questa concezione. Il partito quindi si frattura il riformisti e sindacalisti rivoluzionari, frattura determinata dal diverso giudizio sull’evoluzione del sistema liberale. I riformisti erano convinti che l’instaurazione di una democrazia a suffragio universale avrebbe reso il parlamento strumento di riforme tali da ribaltare il sistema capitalistico. Erano sostenuti dalle federazioni (che poi saranno la CGL).

Età giolittiana e l'emigrazione: riassunto

GIOLITTI E I CATTOLICI

I sindacalisti rivoluzionari negavano l’ importanza della lotta politica, lo strumento era lo sciopero generale, bisogna modificare il sistema di produzione e i rapporti di propietà. Primo esperimento di sciopero generale nazionale nel 1904 risolto senza forza, ma sciogliendo il parlamento e con l’indizione di nuove elezioni da cui la sinistra estrema uscì indebolita mentre i riformisti socialisti riprendono fiato raddoppiando i loro voti rispetto al 900, dati anche da alcuni cattolici (vigeva ancora il non exepedit). Il conflitto chiesa stato perde gredualmente d’intensità, Giolitti capisce che i cattolici davanti alle minaccie rivoluzionarie si sarebbero affiancati ai partiti dell’ordine; si vuole servire delle masse cattoliche organizzate come serbatoio elettorale convinto della sua forza sociale ed elettorale.