Amistad

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Recensione del film Amistad. Analisi della schiavitù e della tratta degli schiavi tramite il film di Spilberg. (4 pagine formato doc)

Frase perfetta per riassumere il fantastico e commovente film, “Amistad”, diretto da Steven Spielberg nel 1997.
Il film si apre con l’immagine di un uomo di colore, Josef Cinquè, prigioniero nella nave Amistad in mano agli spagnoli. In una notte tempestosa, mentre erano in viaggio, egli riesce a liberarsi dalle catene che lo tengono prigioniero e libera anche i suoi compagni. Insieme riescono ad uccidere il capitano della nave e a prendere il comando. Gli spagnoli superstiti sono costretti a invertire la rotta verso l’Africa.


Proprio quando erano vicini ad un’ isoletta, vengono intercettati dagli americani, che ristabiliscono la rotta della nave, fatta approdare in America. Sorge, dunque, il problema della proprietà degli schiavi; portati in tribunale, a contenderseli sono gli spagnoli e due individui con un regolare contratto, stipulato all’Avana.
La questione diventa pubblica e si fa avanti un avvocato: Baldwin, che vuole dimostrare che gli schiavi sono prima di tutto esseri liberi, e in quanto tali non sono merce da vendere. Egli contatta Joadson e Tappan, due uomini carismatici che cercheranno di aiutarlo nella sua causa.


Prima di tutto, Baldwin cerca di mettersi in contatto con il capo degli schiavi, Cinquè, ma egli sembra non voler collaborare, anche perché sorge il problema comunicativo, visto che non parlano la stessa lingua. Dopo il ritrovamento di alcuni documenti e di alcuni strumenti di tortura, il processo sembra volgere a favore degli schiavi. Nella nave viene ritrovato anche un dente di leone che viene fatto vedere a Cinquè.


Rivedendo in quel dente tutta la sua vita, egli rivive tutti i tragici momenti della sua cattura. Grazie ad un interprete, la triste storia di Cinquè viene narrata in tribunale fin nei minimi dettagli, compresa la morte di cinquanta schiavi per mancanza di viveri. Proprio durante l’udienza, Cinquè inizia a gridare: “date a noi liberi”, e in modo commovente tutti gli altri schiavi lo seguono. Tutto ciò fa cambiare idea al nuovo giudice che afferma che questi uomini sono nati in Africa come individui liberi, e fa dunque arrestare i due spagnoli, dichiarando liberi gli schiavi.