Cavour: il pensiero e il governo

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appunto: il pensiero di Cavour e l'attuazione nel suo governo con la seconda guerra d'indipendenza (4 pagine formato doc)

Cavour: il pensiero e il governo - UNITA’ D’ITALIA
1. Spiega l’ideologia di Cavour e la sua applicazione per l’ammodernamento dello stato sabaudo.
Il periodo che va dal 48 al 59 è noto come il decennio di preparazione all’unità: in particolare dopo il fallimento delle rivoluzioni si ha una seconda restaurazione, che assunse caratteri fortemente repressivi soprattutto nello stato della Chiesa e nel regno delle due Sicilie.
Questo porta in particolare il sud Italia a perdere sempre più terreno in campo economico rispetto allo sviluppo europeo, che invece vede un ciclo favorevole a partire dagli anni 50 con il boom industriale, ma anche dal punto di vista sociale è sempre più arretrato e chiuso in un sistema semi feudale.
Al contrario il Piemonte in questo periodo vede un notevole sviluppo perché potè sopravvivere l’esperimento costituzionale iniziato con la concessione dello Statuto Albertino il 4 marzo 1848.

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In verità il regno di Vittorio Emanuele II cominciò con un duro scontro fra la corona e la Camera elettiva, composta in maggioranza da democratici, che non approvava la Pace di Milano firmata con l’Austria; ma dopo il messaggio del re, noto come proclama di Moncalieri, che invitava gli elettori a scegliere rappresentanti di orientamento più moderato, la nuova Camera accettò la pace e l’esperimento liberale potè proseguire senza che le norme dello Statuto venissero violate. Perciò Vittorio Emanuele II, pur affermando la sua autorità, si affida a un Parlamento, guidato da moderati, come d’Azeglio, che vede la presenza di forze democratiche di sinistra, rappresentanti delle forze dinamiche all’interno dello stato sabaudo, come la borghesia degli affari e la nobiltà imprenditoriale che mira a consolidare gli scambi con l’estero. 

In vista di un ammodernamento dello Stato fu varata nel  febbraio 1850 la legge Siccardi, con la quale si abolivano i vecchi privilegi, ormai aboliti quasi dappertutto, di cui il clero ancora godeva nel regno sabaudo, quali il diritto di asilo, il foro ecclesiastico e la manomorta. Alla legge si oppose il clero e la parte del Parlamento conservatrice e reazionaria, ma nella battaglia che portò all’approvazione emerse la figura di un nuovo e dinamico leader: il conte Camillo Benso di Cavour.

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