Civiltà minoica e micenea

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La civiltà minoica svolgeva la navigazione, il commercio e l’artigianato: la navigazione si svolgeva in estate e in primavera, quando i venti erano favorevoli (0 pagine formato doc)

Untitled Nel mar Egeo, sorsero numerose isole; la più grande e meridionale fu Creta.
Era situata in una posizione molto favorevole. La civiltà minoica svolgeva la navigazione, il commercio e l'artigianato: la navigazione si svolgeva in estate e in primavera, quando i venti erano favorevoli. I minoici importavano materiali come l'avorio e i metalli ed esportavano prodotti agricoli e artigianali come, ad esempio, oli profumati, ceramici, armi di bronzo e tessuti colorati. Avendo delle fertili valli e fitti boschi si producevano delle quantità di vino e d'olio molto abbondanti, ma anche legname per costruire imbarcazioni a vele. Il commercio marittimo portò lo sviluppo di alcune città: Cnosso, Festo, Mallia e Zakros.
In queste città sorsero grandi palazzi, il più famoso è quello di Cnosso, che nell'antichità fu anche chiamato labirinto e la civiltà minoica prese il nome da Minosse, re di Creta. Si parla del labirinto in una leggenda intitolata “Teseo e il Minotauro”. A differenza di altri popoli, le donne cretesi godevano di grande libertà e considerazione sociale, infatti molti affreschi raffigurano sacerdotesse; forse il rispetto per le donne era grazie al culto della Madre-Terra, potentissima dea che reggeva il cielo, la terra e il mare. La civiltà dei palazzi fiorì a Creta per quasi sei secoli e questo fu un periodo di pace ma, dopo molto tempo, la civiltà minoica crollò probabilmente per una causa naturale o alle invasioni di genti straniere. Tutti i palazzi furono distrutti, tranne quello di Cnosso che diventò proprietà di un nuovo popolo: i Micenei. Circa tre secoli fa un poeta cieco, Omero, narrò la meravigliosa favola degli Achei: un leggendario popolo d'eroi che su navi veloci partì alla conquista di Troia, la città più fiorente dell'Asia Minore. L'epico coraggio dei capi, li rese capaci di combattere perfino contro gli dei. Sopra a tutti stava il potente Agamennone, figlio d'Atreo, il re di Micene. I secoli ci tramandarono solo il ricordo di quel popolo di dominatori. La loro poderosa civiltà lasciò una traccia profonda nella storia della Grecia antica, ma essi scomparvero del tutto, quasi inghiottiti da quella terra che li aveva nutriti. La storia divenne leggenda. Per secoli si credette che gli Achei fossero personaggi mitici, usciti dalla fantasia del mitico Omero. Solo un archeologo tedesco, Enrico Schliemann, credette ciecamente nelle cose meravigliose che Omero aveva raccontato sugli Achei e sulla loro patria, Micene. Nel 1876 questo infaticabile entusiasta compì degli scavi in un colle del Peloponneso, seguendo passo passo le descrizioni del poeta. Un'intera civiltà si aprì ai suoi occhi. Aveva scoperto la Micene eroica, la patria dei vincitori di Troia. Gli scomparsi eroi rivissero attraverso gli stupendi oggetti che Schliemann estrasse dalle tombe di Micene e il loro segreto, nascosto per millenni, ritornò alla luce. Da allora gli scavi hanno rivelato cose interessanti: ogni pietra di Micene, ogni oggetto ha parlato.