Clima religioso tra Quattrocento e Cinquecento

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Clima religioso tra Quattrocento e Cinquecento Clima religioso tra Quattrocento e Cinquecento Tra Quattro e cinquecento, vivaci fermenti religiosi percorsero l'Europa, riproponendo l'esigenza di un radicale rinnovamento contro alcuni vecchi mali che da tempo corrodevano la Chiesa, e contro le preoccupanti conseguenze della crisi che ne Quattrocento aveva lacerato la Chiesa: Vecchi problemi: _ corruzione del clero; _ rilassatezza della disciplina nei monasteri; _ pratiche simoniache; _ coinvolgimento mondano e lusso delle gerarchie ecclesiastiche.
Nuovi problemi: _ rottura scismatica; _ scontri conciliari; _ Papi in conflitto.
Il tormento degli animi e il bisogno di risposte adeguate alle domande che sconvolgevano i fedeli, causate dalla povertà aggravata dal continuo stato di belligeranza, mostrarono i limiti di una chiesa che in realtà aveva ormai abbandonato i fedeli a sé stessi, incapace di fungere da guida e anche di una adeguata e omogenea opera di sorveglianza e disciplinamento contro comportamenti e idee al di fuori dell'ortodossia cattolica. Nei primi decenni del Cinquecento si sviluppò un poderoso fenomeno di dissenso che voleva imporre un cambiamento invocando: _ L'abbandono di forme di devozione solo esteriore; _ La libertà interiore del credente; _ il libero ascolto della parola di Dio; Questo dissenso fu manifestato dando vita a nuove forme di partecipazione religiosa che presero il nome di Riforma. Operante in primo luogo nell'intimo delle coscienze e della sensibilità religiosa, la Riforma ebbe anche notevoli effetti esterni: _ Divisione della cristianità in cui si era espressa l'identità europea nel medioevo; _ L'assunzione da parte degli Stati di una sorta di dovere di supplenza, di fronta ad una Chiesa in forte crisi. Le autorità pubbliche infatti intervennero facendosi direttamente carico del buon funzionamento delle attività di culto, della diffusione della parola di Dio e della cura di una retta dottrina nel quadro di uno stato ordinato.