Comunismo: significato, cause e conseguenze

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La storia del comunismo, significato, definizione dell'idelogia comunista, le cause e le conseguenze (8 pagine formato doc)

COMUNISMO: SIGNIFICATO, CAUSE E CONSEGUENZE

Il Comunismo.

Il comunismo viene definito come il regime sociale caratterizzato dalla comunanza di tutti i beni e dall'assenza della proprietà privata. La prima guerra mondiale, scuotendo dalle fondamenta le strutture tradizionali della società, contribuì al passaggio del comunismo dalla fase dell'elaborazione ideologica alle realizzazioni. Accogliendo e sviluppando la prospettiva marxista e condannando l'atteggiamento della maggioranza dei partiti socialisti aderenti alla seconda Internazionale, il russo Lenin e altri rivoluzionari europei dichiararono la loro recisa opposizione alla guerra e chiamarono il proletariato internazionale a ribellarsi e a trasformare la guerra tra nazioni in guerra civile rivoluzionaria.

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COS'E' IL COMUNISMO

Scoppiata (marzo 1917) la rivoluzione nella Russia zarista, che portò al governo il socialdemocratico Kerenskij, Lenin tornò in patria dalla Svizzera per dirigere l'azione del partito bolscevico, da lui creato, e per trasformare la rivoluzione antizarista in rivoluzione socialista dei soviet (“consigli”) degli operai, contadini e soldati.

L'azione insurrezionale ebbe luogo ai primi di novembre 1917 (alla fine di ottobre secondo il calendario russo di allora), con esito positivo. Nel marzo 1918 il partito bolscevico di Lenin cambiava nome e diventava partito comunista russo (bolscevico). Primo obiettivo del nuovo potere in Russia fu l'estensione della rivoluzione al resto del mondo. Venne perciò convocato a Mosca un congresso, in cui i delegati dell'ala sinistra dei partiti socialisti dei vari paesi decisero, assieme ai Russi, di costituire l'Internazionale comunista (o più brevemente Comintern) o terza Internazionale (2-6 marzo 1919). Compito dell'Internazionale fu quello di affrettare la rivoluzione mondiale.

Comunismo in Russia: riassunto


COMUNISMO: DEFINIZIONE

La cosa parve allora possibile, dato che già alcuni movimenti rivoluzionari, di cui i comunisti costituivano l'“ala marciante”, erano scoppiati negli Imperi centrali in seguito al loro crollo bellico, intorno alla fine del 1918. Se in Austria la socialdemocrazia soffocò sul nascere i tentativi di provocare una rivoluzione radicale e di instaurare un regime di tipo sovietico, in Germania la “lega di Spartaco” (Spartakusbund), costituita fin dal 1917, primo nucleo del partito comunista tedesco (nato il 31 dicembre 1918), animò con Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg un'insurrezione a Berlino, che però venne drasticamente repressa dal ministro socialdemocratico della difesa Noske (“settimana rossa”, 6- 11 gennaio 1919). Sempre in Germania, il 7-8 novembre una repubblica dei Soviet venne fondata in Baviera da Kurt Eisner, ma fu eliminata con la forza nell'aprile successivo. In Ungheria, l'insurrezione del 21 marzo 1919, guidata dai comunisti e dal loro capo Béla Kun, riuscì inizialmente vittoriosa, e il nuovo potere di tipo sovietico poté durare qualche mese, fino a quando, il 1º agosto 1919, non venne abbattuto, anche per la dichiarata ostilità degli Alleati.

Cos'è il comunismo