Guerre di religione in Francia nel 500: riassunto

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Riassunto delle guerre di religione in Francia nel 1500, con definizione (3 pagine formato doc)

GUERRE DI RELIGIONE: DEFINIZIONE

Il Conflitto religioso in Francia. Le guerre di religione francesi sono una serie di svariati conflitti che hanno opposto i cattolici (nella maggioranza) e i protestanti che in Francia li chiameremo UGONOTTI(da Gnoss che in Svizzera sono coloro legati alla religione calvinista)
Il conflitto è legato già a partire dalla fine del regno di Enrico II quando si politicizzò la contrapposizione confessionale e alla morte del re nel 1559 diverse famiglie dell’aristocrazia francese predisposero alleanze e contrapposizioni in funzioni della loro fede e della loro ambizione di potere.
Le guerre di fatto incominceranno nel 1562 e terminarono nel 1598, anno che concluderà questa fase con l’editto di Nantes.
(le guerre non furono costanti in tutti questi anni).
Alla revoca di questo editto, nella Francia secentesca ripresero le persecuzioni contro gli Ugonotti ma questa fase la troveremo all’inizio del prossimo anno.
 

Guerre di religione: riassunto

GUERRE DI RELIGIONE IN FRANCIA

La fase cinquecentesca: i primi problemi religiosi ci furono con Francesco I e malgrado il suo spirito non unilaterale , egli considerò la dottrina calvinista nefasta per la sua autorità. Egli intese lo scisma della riforma, infatti, come un fattore che avrebbe intaccato la sovranità del potere regale. Questo timore lo trasmise al figlio, Enrico II che era molto più intollerante del padre tanto che cominciò a perseguitare gli Ugonotti. Quando Enrico II morì, nel 1559, salì al trono Francesco II, ragazzino (quello che si sposò con Maria Stuart) e le diverse famiglie aristocratiche entrarono in lotta per imporre la loro influenza sul giovanissimo re. Il governo del regno fu affidato al Duca di Guisa (una sorta di primo ministro) che era lo zio della regina Maria Stuarda (di Guisa era cattolico). Questa affermazione della cattolica famiglia di Guisa, risultò un’aperta sfida alle famiglie ugonotte e a tutela dei loro interessi si schierò il Principe di Condè e attorno a lui si strinsero e tentarono una cospirazione ce sfociò in una congiura che prese il nome dalla località in cui venne decisa Amboise.
La congiura perse forza perché nel 1560 Francesco II morì e così si ebbe una momentanea tregua.
Fu la regina Caterina de’Medici a governare, facendo le veci del giovane Carlo IX poiché il re era ancora troppo giovane; in quel periodo tentò un’intesa tra cattolici e ugonotti ma le spaccature erano troppo profonde tanto da riflettersi a corte. Per quanto riguarda la famiglia dei Guisa, essi erano schierati per l’ortodossia cattolica nel governo del regno, mentre la famiglia dei Coligny era schierata per la riforma ugonotta.
Caterina, benché cattolica, tentò di non favorire entrambe le parti, né i Guisa né i Coligny.
Ma gli ugonotti nei territori da loro controllati non tolleravano gli avversari cattolici creando un vero e proprio centro di potere alternativo rispetto al governo centrale e alla corte. L’accordo che Caterina sperava, di portare nel regno la pace, iniziò a traballare; nel 1561 vi erano in Francia non meno di 2 milioni di ugonotti e i cattolici reagirono a questa crescita impetuosa (che avvertivano come un pericolo diretto alla loro identità) con atti a loro volta violenti.
 

Guerre di religione in Francia e guerra dei tre Enrichi: riassunto

GUERRA DEI TRE ENRICHI

La violenza cominciò a scatenarsi da parte delle due appartenenze confessionali e non era violenza solo sanguinose: gli ugonotti aborrendo il culto delle immagini, si producevano in vere e proprie distruzioni, mutilazioni e insudiciamenti delle Chiese cattoliche A loro volta i cattolici consideravano blasfemo il sacerdozio universale e rifiutavano la Bibbia volgarizzata in francese che veniva così bruciata in pubblica piazza o affogata nei fiumi.
Nel 1562 in questo clima di violenza, Caterina de’Medici promulgò l’editto di Saint Germain en Laye che proclamò la libertà di coscienza e di culto per gli ugonotti a condizione che restituissero i luoghi di culto e i beni cattolici di cui si erano appropriati.
 

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