La crisi della democrazia nel primo dopoguerra

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CRISI DELLA DEMOCRAZIA NEL PRIMO DOPOGUERRA

La crisi della Democrazia. Il ritorno della Germania sulla scena internazionale. La conquista del potere da parte di Hitler modificò profondamente la situazione internazionale ma i governi non si resero conto della portata delle trasformazioni.

Il deterioramento delle relazioni internazionali era iniziato ancora prima che Hitler diventasse cancelliere: nel 1931 il Giappone invadendo la Manciuria aveva messo in crisi il sistema di sicurezza collettiva e aveva successivamente lasciato la Società delle Nazioni.

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I PROBLEMI DEL PRIMO DOPOGUERRA

La Germania aveva chiesto la revisione del trattato di Versailles ancor prima che i nazionalsocialisti arrivassero al potere. La differenza era che Hitler riteneva di dover perseguire quella revisione anche a costo di usare la forza.

Nell’ottobre del 1933 portò la Germania fuori dalla Società delle Nazioni rifiutando il principio di sicurezza collettiva.
La Germania nazionalsocialista non era ancora in grado d’imporsi in campo internazionale ma nel marzo 1935 Hitler diede inizio al rafforzamento dell’esercito violando così il trattato di Versailles che proibiva il riarmo tedesco.
Nell’aprile dello stesso anno si riunì una conferenza in cui Francia, Gran Bretagna e Italia protestarono per la violazione, ma Hitler non tenne conto dei risultati della conferenza e nel marzo 1936 rioccupò la Renania.

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IL PRIMO DOPOGUERRA E LA GRANDE CRISI

La politica estera dell’Italia. Nel 1935, prima che Hitler procedesse al riarmo della Renania, anche Mussolini abbandonò il principio della sicurezza collettiva, invadendo l’Etiopia (progetto di Crispi). L’Etiopia, a causa dei problemi si sovrappopolazione italiana, sarebbe divenuta una colonia di popolamento e non di sfruttamento.
Il 2 ottobre 1935, Mussolini decise di dare inizio all’invasione; la maggior parte degli italiani accolse la decisione in modo favorevole anche perché era stata presentata come la guerra di un popolo proletario (Italia) contro i popoli ricchi (Francia e Inghilterra).
Siccome l’Etiopia era un paese povero e militarmente debole, la guerra fu facile e breve. Le truppe italiane, guidate da Badoglio, penetrarono in Etiopia dall’Eritrea mentre Graziani arrivò dalla Somalia.
Gli Etiopi opposero una scarsa resistenza e così Vittorio Emanuele III ricevette il titolo d’imperatore d’Etiopia.

Sul piano internazionale questa guerra ebbe come conseguenza l’abbandono dell’Italia della Società delle Nazioni e il suo avvicinamento al Terzo Reich con il quale, nell’ottobre del 1936, strinse un’alleanza nota come Asse Roma-Berlino.

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CRISI ECONOMICA PRIMO DOPOGUERRA ITALIA

La fine delle divisioni a sinistra. Quando Mussolini salì al potere nel 1922, gli appartenenti all’Internazionale comunista ne avevano dato un giudizio sbrigativo e superficiale ma negli anni seguenti i partiti comunisti indirizzarono i loro attacchi contro la socialdemocrazia.
Fu dopo l’ascesa di Hitler (1933) che cominciò a delinearsi trai comunisti un cambiamento di rotta. Nel 1935 nacquero dei “fronti popolari” che riunivano in un unico schieramento antifascista le forze comuniste, socialiste e liberaldemocratiche.

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