Cristianesimo a Roma: relazione

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Relazione sulle origini e la diffusione del Cristianesimo a Roma con riferimenti a testi di autori latini (7 pagine formato doc)

CRISTIANESIMO A ROMA

Introduzione.

Il Cristianesimo ha origine dalla annuncio di Gesù Cristo, nato a Betlemme, in Giudea durante il principato di Augusto. La sua predicazione cominciò quando egli aveva 30 anni, solo 3 anni dopo fu arrestato e condannato a morte in croce. Secondo ciò che credono i cristiani, egli risorse 3 giorni dopo la sua sepoltura.

PAGANESIMO E CRISTIANESIMO A ROMA

Alle prime comunità cristiane di origine ebraica sorte in seguito alla diretta predicazione di Gesù Cristo e degli Apostoli si aggiunsero quelle di origine pagana scaturite dall’apostolato di Paolo di Tarso, che inserì il Cristianesimo entro un contesto più ampio, tanto geograficamente quanto culturalmente.

Il cristianesimo delle origini ebbe una spiccata fisionomia urbana: i centri più importanti del suo insediamento furono Antiochia, Corinto, Efeso, Alessandria e infine Roma. Inizialmente i Cristiani venivano confusi con gli Ebrei, solo dopo la predicazione di S.Paolo che si rivolse soprattutto ai non ebrei, cominciò a scandirsi una differenza più profonda tra le due dottrine, anche a livello popolare.
Nei primi 3 secoli dell’era cristiana, nonostante l’insorgenza di crisi interne dovute a divergenze dottrinali, il cristianesimo proseguì la sua penetrazione entro l’impero Romano. Fino al 64a.c. il  mondo politico e culturale rimase pressoché indifferente alla predicazione di questa nuova dottrina, solo gli ambienti giudaici le furono ostili. Il primo scontro con l’autorità politica avvenne intorno al 64, quando un grande incendio distrusse gran parte della città di Roma. La tragedia fu causata da Nerone il quale, però accusò i cristiani di aver organizzato l’incendio.

Cristianesimo: tema

DIFFUSIONE CRISTIANESIMO A ROMA

Il cristianesimo non fu arrestato dalle persecuzioni scatenate dagli imperatori di Roma, motivate anche con il fatto che il Cristianesimo rifiutava di riconoscere la divinità dell’imperatore, pur proclamando la propria fedeltà alle leggi civili. Tra le principali persecuzioni vi furono quelle di Decio, Valeriano e Domiziano. Essenzialmente le accuse che venivano mosse contro i cristiani erano distinte fra “popolari” e “colte”: le prime sostenevano che questi, durante le loro assemblee, compissero infanticidi, organizzassero banchetti di carne umana e orge incestuose. Le accuse che provenivano dall’aristocrazia, sostenevano che i cristiani disprezzassero il mondo, pensassero sono alla vita ultraterrena, non adorassero l’imperatore come divinità, svolgessero banchetti empi. Dopo Nerone si intervallarono periodi di tolleranza e periodi di violenta repressione. Dalla seconda metà del secondo secolo, fiorì l’apologetica, ossia l’autodifesa del Cristianesimo sul piano culturale e morale. Intorno al 200d.c. si moltiplicarono i “martiri”, ossia discepoli di Gesù che venivano condannati a morte. Con l’editto di Milano dell’imperatore Costantino e con l’editto di Tessalonica dell’imperatore Teodosio, il cristianesimo finì per divenire un elemento dapprima tollerato, poi costitutivo dell’Impero Romano.