Discorsi Mussolini

Appunto inviato da nena1986
/5

Analisi dei discorsi di Mussolini (2 pagine formato doc)

Signorini Elena 5ªC Storia Analizza i testo dei discorsi di Mussolini per ricavarne principi, valori, obiettivi che il regime proponeva agli italiani.
Nel ventennio fascista, Mussolini, con abile parlantina, si impose come faro nella politica italiana, facendo breccia nei cuori e nelle menti del popolo con frasi d'effetto che seppero organizzare attorno alla sua figura un sempre più crescente consenso popolare che riponeva fiducia nella capacità del Duce di portare l'Italia alla “grandezza”. Egli, infatti, da buon psicologo delle folle e conoscitore degli impulsi e delle passioni della massa cercava di risvegliare e di far leva sui sentimenti e i valori primari, come l'entusiasmo del popolo, la rabbia degli sconfitti, l'indignazione per le vittime, la paura e il disprezzo, che caratterizzavano il delicato periodo del dopoguerra. Mussolini si presentò agli italiani, inoltre, come portavoce di tutti i valori umani dando un'importanza notevole alla famiglia e riconoscendo nei figli un bene prezioso.
Cercò di formare un'identità nazionale e di rafforzare il senso di patria, a quel tempo ancora lontano dalla mentalità italiana, in grado di accendere ed animare l'animo degli italiani. Nei suoi motti c'era tutto l'orgoglio per il proprio Paese. Incitava a credere nelle proprie forze e a non scoraggiarsi mai. “Camminare, costruire e, se necessario, combattere e vincere”, tutto per l'amore della patria e del re. A tale proposito esaltò come motivo di orgoglio gli avvenimenti della Prima Guerra Mondiale (“siamo fieri della guerra, dell'intervento, fierissimi della vittoria” ) e ritenne indispensabile la collaborazione tra le classi. Voleva che tutto il popolo vibrasse di un medesimo slancio e lo esaltava rievocando il ricordo del glorioso passato dell'Impero romano (“L'Italia tornerà per la terza volta ad essere direttrice della civiltà umana”). Il suo nazionalismo era, quindi, fondamentalmente aggressivo poiché derideva il pacifismo delle istituzioni internazionali, come la Società delle Nazioni (“non c'è nessun nemico peggiore di colui che fa professione di paciafondaio”) e vedeva nella guerra la vera risposta per l'affermazione dell'Italia (“il combattimento non va temuto, perché la rivoluzione fascista è circondata da un mondo di nemici: voi vi preparate a combattere senza tregua…”). Il suo obiettivo era quindi quello di portare l'Italia ad una posizione preponderante e di privilegio nel contesto europeo e mondiale. L'intera popolazione italiana si lasciò affascinare dalla propaganda fascista e dalla voce del Duce che in toni solenni parlava di argomenti quasi sempre bellicosi e antidemocratici. Rifiutando la ragione, il pensiero e la parola, il fascismo si diede, quindi, come propulsore, “l'azione”, come possiamo vedere dal tono minaccioso del discorso tenuto a Taranto il 7 settembre 1934 (“e se domani in questa Europa inquieta e tormentata…la gran