Le donne nel periodo fascista: tesina

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Tesina sulla figura sociale della donna durante la dittatura fascista (4 pagine formato doc)

LE DONNE NEL PERIODO FASCISTA: TESINA

La donna nel periodo fascista.

La dittatura mussoliniana costituì un episodio particolare e distinto del dominio patriarcale. Il patriarcato fascista teneva per fermo che uomini e donne fossero per natura diversi. Esso politicizzò pertanto tale differenza a vantaggio dei maschi e la sviluppò in un sistema particolarmente repressivo, completo e nuovo, inteso a definire i diritti delle donne come cittadine e a controllarne la sessualità, il lavoro salariato e la partecipazione sociale. La concezione antifemminista fu parte del credo fascista al pari del suo violento antiliberalismo, razzismo e militarismo.
 
Alla vigilia della Grande Guerra attorno alla questione demografica si andava affermando una nuova politica biologica ,basata su una concezione della vita come lotta mortale per l’esistenza del Darwinismo sociale, la quale si proponeva di elaborare programmi che proteggessero, accrescessero e perfezionassero gli esemplari della razza umana e relativi al benessere sociale secondo i fini della politica statale.

Le donne nel Fascismo: tesina di maturità

LE DONNE NEL FASCISMO: TESINA

Nella misura in cui la diversità etnica e l’ emancipazione della donna furono identificate come ostacoli, la politica biologica venne agevolmente permeata dall’ antifemminismo e dall’ antisemitismo. Nell’ Italia fascista il regime affrontò il duplice problema dell ‘emancipazione femminile e della politica demografica e la dittatura giustificò le proprie battaglie demografiche  in chiave di salvezza nazionale. Tale concezione rivestì nei confronti delle donne conseguenze immediate.  Lo Stato si proclamava l’ unico arbitro della salute pubblica e in linea di principio esse non avevano alcun potere decisionale riguardo alla procreazione dei figli. Si riteneva anzi che le cittadine di sesso femminile fossero antagoniste dello Stato: prendessero personalmente o meno la decisione di limitare le dimensioni della famiglia, la responsabilità di avere in tal modo interferito con gli interessi di quest’ ultimo veniva attribuita soltanto a loro. Il fascismo cercò di imporre le gravidanze proibendo l’ aborto, la vendita di contraccettivi e l’ educazione sessuale. Allo stesso tempo favorì gli uomini a spese delle donne all’ interno della struttura familiare, del mercato del lavoro  del sistema politico e della società in generale.

La condizione delle donne nel Fascismo: tesina di maturità

FAMIGLIA DURANTE IL FASCISMO

Le origini e le caratteristiche della politica sessuale fascista. Il fascismo italiano fu un movimento camaleontico che cambiava colore secondo i potenziali alleati e il mutevole terreno politico del primo dopoguerra.
Nel 1919 questo movimento appena  nato aveva abbracciato le posizioni degli intellettuali futuristi, pronti a sbeffeggiare la morale convenzionale sostenendo il divorzio e la soppressione della famiglia borghese. Nello stesso anno parlò in favore del suffragio femminile, ma tali posizioni vennero presto abbandonate di fronte al movimento dei reduci e all’ avversione mostrata nel suo interno nei confronti del lavoro femminile dai gruppi sindacali, nonché al rigido antifemminismo cattolico-rurale degli agrari che nel 1920-21 appoggiarono gli assalti squadristici compiuti dalle camice nere contro le leghe e le cooperative socialiste. Dopo il Concordato con il Vaticano del 1929, istituzioni, personale e tradizioni della Chiesa cattolica  si dedicarono al rafforzamento dell’ antifemminismo fascista .Il fatto che la dittatura mussoliniana potesse elaborare una politica vera e propria verso le donne in una società sviluppata in modo così poco uniforme fu certamente dovuto a questo eclettismo dottrinale. Lo stesso Mussolini si appropriò di un luogo comune quando raccomandò ai suoi seguaci di non “discutere se la donna sia superiore o inferiore; constatiamo che è diversa” - e il ragionamento poteva giustificare qualsiasi posizione nei confronti delle donne.