Emigrazione italiana dal 1800 ad oggi

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Riassunto della storia dell'emigrazione italiana dalla seconda metà dell'800 ai giorni nostri: cause e conseguenze (2 pagine formato docx)

EMIGRAZIONE ITALIANA DAL 1800 AD OGGI

L’emigrazione tra Otto e Novecento: lontani da casa.

L’Italia è oggi il sogno, per alcuni avveratosi, di molti immigrati provenienti dai paesi più poveri dell’Europa e del mondo. Ma in passato non è stato così. Gli Italiani infatti sono stati protagonisti dei più grandi flussi migratori della storia tra Otto e Novecento. Nell’Ottocento l’arretratezza agricola spinse migliaia di lavoratori, che vivevano in situazioni precarie, ad abbandonare la penisola alla ricerca di una vita e un futuro migliori.
All’inizio, negli anni precedenti l’Unità italiana, si trattava di migrazioni all’interno della stessa Europa, le cui mete preferite erano Paesi come Francia, Svizzera, Germania.

Emigrazione italiana: dalla fine dell'800 all'inizio del 900


EMIGRAZIONE ITALIANA: CAUSE

Ma l’emigrazione italiana iniziò in modo consistente dopo l’Unità quando, circa undici milioni di italiani, si avventurarono oltreoceano con vecchie navi lasciando l’Italia e dirigendosi verso i Paesi dell’ America Latina, Brasile e Argentina poiché proprio in quei territori vi era una maggiore richiesta di manodopera nelle industrie e perché in quei Paesi vi erano abbondanti territori incolti che sarebbero potuti essere trasformati in campi adatti all’agricoltura e all’allevamento.
A partire dal 1890 l’Italia fu investita da un secondo flusso migratorio, conosciuto come new migration. Gli Stati Uniti, che in quegli anni stavano vivendo una crescita economica senza pari nella loro storia, furono la principale meta per circa quattro milioni di italiani, soprattutto uomini adulti, provenienti dal sud Italia che abbandonarono temporaneamente la loro patria.

Emigrazione italiana, storia


STORIA DELL'EMIGRAZIONE ITALIANA

Temporaneamente perché il vero intento dei migranti era quello di fare fortuna all’estero e di usare i soldi guadagnati in patria per alleggerire la situazione di crisi che l’Italia si trovava a vivere in quegli anni.
 Il denaro proveniente dall’estero, le cosiddette “rimesse”  infatti, aiutò molto l’Italia permettendole di acquistare le materie prime di cui aveva bisogno ed estinguere i debiti contratti con altri Paesi.
 Proprio per questi motivi l’emigrazione fu appoggiata da numerose forze politiche che vedevano in essa un’ ottima occasione per  i contadini per uscire dalla miseria e risollevare l’economia dell’intera penisola, un altro vantaggio non di poco conto portato dall’emigrazione fu il desiderio di imparare a leggere e scrivere che aveva fatto nascere nelle persone.
I proprietari terrieri invece non condividevano affatto la tesi di politici e studiosi perché, a causa della carenza di manodopera, si videro costretti ad aumentare notevolmente i salari.

Tesina sull'emigrazione: cause e conseguenze


EMIGRAZIONE ITALIANA: RIASSUNTO

Questo flusso migratorio cessò con lo scoppio della Grande Guerra, poi riprese con la crisi che fece cadere l’intera Europa nel baratro e cessò definitivamente quando la voglia di mantenere il benessere raggiunto fino ad allora negli USA sfociò con la diffusione della xenofobia ossia della paura del diverso che spinse il governo statunitense ad attuare provvedimenti che limitassero l’entrata di italiani e degli altri europei nel territorio americano.
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, a partire dal 1945, l’ondata migratoria coinvolse l’Italia meridionale e insulare ma questa volta le mete ambite furono Paesi dell’ Europa: all’inizio gli italiani vennero attratti dagli alti salari che offriva il Belgio, successivamente si spostarono in Germania e in Svizzera dove vi era una richiesta di manodopera nelle industrie metal meccaniche.

Emigrazione italiana dal 1876 al 1900: dati tecnici sugli emigranti italiani


EMIGRAZIONE DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il flusso migratorio verso l’estero cominciò a diminuire intorno agli anni Sessanta quando in Italia ci fu il boom economico che fece nascere, nel nord Italia, piccole e medie industrie che, per funzionare, avevano bisogno di manodopera. Iniziò così una forte migrazione interna che “obbligò” i contadini e i braccianti del sud ad abbandonare il Meridione, povero, arretrato ed ad economia agricola e a trasferirsi al Nord in cerca di lavoro e di una vita più dignitosa contribuendo allo sviluppo non solo del Settentrione, ma a quello dell’intera Nazione.
In tal modo molte aree del Mezzogiorno si spopolarono mentre i Paesi industrializzati del Nord si sovraffollarono.