Fine della Repubblica e nascita dell'Impero: riassunto

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Riassunto di storia sulla fine della Repubblica e sulla nascita dell'Impero (5 pagine formato doc)

FINE DELLA REPUBBLICA E INIZIO DELL'IMPERO

La società romana alla fine del II secolo a.C.

Le grandi conquiste di Roma del III e II sec. a.C., ebbero profonde ripercussioni nella società romana. L’aspetto più evidente, fu la diffusione della cultura ellenistica. Questo implicava, sia una maggior conoscenza dell’arte, della religione e della filosofia greca, sia l’adozione di valori individualistici, come il gusto per la ricchezza e il lusso.
Questo, suscitò anche una reazione di rifiuto da parte dei settori più tradizionali dell’aristocrazia romana.
I cambiamenti più radicali però, erano sul piano economico e sociale. Le conquiste di Roma, infatti, avvantaggiavano solo due tipi di classi sociali: la nobiltà e i cavalieri. La prima, riuscì ad impossessarsi di buona parte delle terre conquiste. Inoltre, l’aristocrazia accrebbe la propria influenza politica, grazie al senato che durante i periodi di guerra, aveva aumentato i propri poteri. I Cavalieri invece si arricchirono svolgendo due attività: il commercio, e la gestione degli appalti.
Chi invece ebbe la peggio, furono i piccoli proprietari terrieri, che furono ridotti a vendersi la terra dai grandi proprietari terrieri.

Dalla monarchia alla repubblica romana: riassunto

FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA SCHEMA

LA FINE DELLA REPUBBLICA. Il I sec. a.C., è caratterizzato dalle guerre civili tra “Mario e Silla, Cesare e Pompeo, Ottaviano e Antonio” poi dalla caduta della repubblica romana e dalla nascita dell’impero. Le cause principali, furono i cambiamenti avvenuti nel corso del secolo (la formazione del latifondo, la mancata riforma dello stato romano, l’impoverimento di vasti strati della popolazione ecc.). Mario, trasformò l’esercito che c’era cioè un esercito di coscritti in un esercito professionale, composto cioè da soldati pagati. Ciò ebbe effetti devastanti: i soldati non erano più fedeli alla repubblica ma ai loro generali. Così quando questi ultimi li vollero utilizzare a fini personali essi li seguirono, e per la repubblica fu la fine.
Giugurta, era salito al trono in Nubidia, un regno confinante con Cartagine. Questo, era anche responsabile della morte di molti commercianti italici. Nel 112 a.C., il senato spinto dai cavalieri, dichiarò guerra a Giugurta come punizione per il massacro avvenuto. Le operazioni però si trascinavano da anni senza esito, perché i generali, si lasciavano corrompere e i soldati vendevano addirittura armi e beni al nemico.  Nel 107 a.C. venne eletto come consolo Caio Mario. Questo riformò l’esercito, stabilì che chiunque poteva diventare soldato, non solo i romani che potevano permettersi di comprarsi le armi, ma anche italici, abitanti delle province, e nullatenenti. Stabilì anche che i soldati dopo il congedo avrebbero avuto un appezzamento agricolo.

LA FINE DELLA REPUBBLICA ROMANA RIASSUNTO

L’esercito, così si trasformò in una milizia professionale con soldati pagati. Questo tipo di esercito anche se più efficiente, era anche un pericoloso strumento nelle mani dei generali ambiziosi che, forti dall’appoggio delle loro legioni, non sarebbero stati più disposti ad eseguire gli ordini dello stato.
Dopo la vittoria della guerra giugurtina, Mario rivestì il consolato per altri 5 anni durante il quale si rafforzò il partito dei popolari che egli giudicava. Fu anche proclamato salvatore della patria dopo aver sconfitto le popolazioni dei cimbri e dei teutoni. La nobiltà senatoria, non si rassegnava tuttavia alla limitazione del proprio potere. L’occasione per indebolire Mario, fu l’assegnazioni delle terre ai veterani che avevano servito nel suo esercito. Dopo il provvedimento, i popolari, risultarono sconfitti e Mario decise di ritirarsi momentaneamente dalla vita politica.