La Francia del settecento

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LA FRANCIA DEL ‘700
Nel 1774 Luigi XVI divenne re di Francia, il paese che avrebbe dovuto guidare era il più popoloso d’Europa, ed era in pieno sviluppo demografico a causa della riduzione della mortalità (soprattutto infantile).
Intorno al 1780 la Francia era in piena espansione economica. La principale fonte di reddito era ancora l’agricoltura, anche se la produzione dei manufatti era di gran lunga avanzata per quel tempo. L’80% della popolazione francese era composto da contadini, che lavoravano terreni appartenenti all’aristocrazia o al clero, alla borghesia o ai contadini stessi, ma i poderi erano molto piccoli quindi il contadino poteva produrre solo quanto bastava per sfamare lui e la sua famiglia. In oltre nel corso del secolo scorso i reddito agrario era aumentato e ciò andava solo a favore dei grandi proprietari fondiari (per lo più nobili) capaci di produrre di più e quindi di poter vendere i loro prodotti al mercato. 


Il regno di Francia era una monarchia assoluta, il potere del sovrano non aveva quindi nessun limite; in teoria però esistevano alcune istituzioni che avevano il compito di impedire la tirannia, come l’Assemblea degli Stati Generali, con era più stata convocata dal 1614.
Essa radunava i rappresentati dei tre stati della società (Nobiltà, Clero e Terzo Stato). Questa tripartizione dello stato era considerata divina, dai francesi, perché era analoga alla santa trinità, anche se nobiltà e clero erano più privilegiati del Terzo Stato. La Rivoluzione ha innanzitutto il compito di organizzare la società per classi sociali, ponendo tutti i cittadini in eguali condizioni di fronte alla legge, e quindi di cancellare lo stato organizzato per ordini (precedente alla rivoluzione), che trattava i cittadini in modo disuguale in base a determinati privilegi garantiti dallo stato, facendo si che un individuo potesse avere diritti diversi da un altro.