La grande crisi e le dittature

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La storia dal 1920 al 1990. (file .doc, 20 pag) (0 pagine formato doc)

LA GRANDE CRISI E LE DITTATURE LA GRANDE CRISI E LE DITTATURE Con la pace firmata nelle stanze della Reggia di Versailles (giugno 1919) la guerra poteva dirsi finita.
Le cause della guerra, però, non erano ancora superate. La Germania era fortemente umiliata. Per tre motivi: Perdeva i territori dell'Alsazia e della Lorena. La ricchissima regione mineraria della Saar restava per 15 anni sotto il controllo della Francia. Doveva pagare un'altissima cifra come debito di guerra: 132 miliardi di marchi. Con il trattato di Saint Germain, l'Italia si appropriava di Trento e del Sud Tirolo, di Trieste e dell'Istria, ma non della Dalmazia e della città di Fiume. Non furono pochi che, nel nostro Paese.
Parlarono di una vittoria mutilata. Questo provocò forti risentimenti e riaccese il nazionalismo. Ma i nazionalisti erano forti anche altrove. In Francia e in Inghilterra, che ingrandivano i loro imperi, in Germania e negli Stati di nuova costituzione come la Polonia, la Romania, l'Albania, la Iugoslavia e la Cecoslovacchia. A nulla valsero i tentativi fatti dal presidente degli Stati Uniti, Thomas Woodrow Wilson, per garantire la pace con l'istituzione della Società delle Nazioni. Le condizioni di vita, inoltre, erano gravemente peggiorate. Le monete avevano perso valore provocando gravi problemi economici a tutti e se non mancavano coloro che durante la guerra si erano arricchiti tantissimo, vi erano anche coloro che dovevano pensare solo a produrre e ad obbedire, come gli operai e le donne chiamate in fabbrica a sostituire gli uomini impegnati sul fronte. Salari ridotti, nessun diritto di sciopero, disciplina quasi militare all'interno delle fabbriche. Questa situazione era ormai divenuta insostenibile e da più parti si sentiva dire: >, per indicare che nella società bisognava cambiare tutto. In Italia tutto ciò era ancora aggravato dal fatto che tanti dei soldati tornati dal fronte, avevano molta difficoltà a trovare lavoro e vedevano nella “vittoria mutilata” un'ulteriore umiliazione dopo le sofferenze patite in trincea. GLI ANNI VENTI Per comprendere come mai vent'anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale l'Europa si troverà ancora una volta coinvolta in una guerra assurda, occorre capire cosa accadde negli anni venti (1920-30). La guerra aveva reso l'Europa sempre meno importante. Tre nuove potenze si erano ormai affacciate sulla scena del mondo: Stati Uniti, Giappone e Unione Sovietica. Per dieci anni queste potenze rimasero al di fuori delle vicende europee, ma la loro stessa presenza modificava, di fatto, l'influenza che gli Stati europei potevano avere sul resto del mondo. Alla fine della guerra la società europea era distrutta e profondamente cambiata. C'era molta sfiducia nel sistema parlamentare e molti non trovavano lavoro. Quello che era capitato in Russia era visto con orrore e si temeva che potesse estendersi anche in Europa. Per questo, ci fu una forte reazione anticomunista e tutti i partiti politici che volevano opporsi a