Le guerre d'Indipendenza italiane: riassunto

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Eventi principali e considerazioni storico-politiche riguardo le tre guerre d'indipendenza italiane: riassunto (7 pagine formato doc)

LE GUERRE D'INDIPENDENZA ITALIANE: RIASSUNTO

Le guerre d'Indipendenza italiane - Palermo e l'insurrezione. In Italia la rivoluzione del 48 ebbe, nella sua fase iniziale, uno sviluppo autonomo rispetto agli altri paesi europei.
Primo e fondamentale obiettivo comune a tutte le correnti politiche era la concessione di costituzioni o statuti.
Fu la sollevazione di Palermo del 12 gennaio a determinare il primo successo in questa direzione, inducendo Ferdinando II di Borbone ad annunciare la concessione di una Costituzione nel Regno delle Due Sicilie.
La mossa inattesa di Ferdinando II non bastò a spegnere il moto autonomistico siciliano ed ebbe inoltre l'effetto di rafforzare l'agitazione costituzionale in tutto il resto d'Italia.

Guerre d'Indipendenza: riassunto


INDIPENDENZA ITALIANA 1861

La concessione delle costituzioni.

Spinti dalla pressione dell'opinione pubblica e dalle continue dimostrazioni in piazza, prima Carlo Alberto di Savoia, poi Leopoldo II di Toscana ed infine lo stesso Pio IX si decisero a concedere la costituzione.
Le costituzioni del 48 avevano tutte un carattere fortemente moderato, ed erano ispirate al modello di quella francese del 1830.
La più importante di tutte fu lo Statuto che fu promesso da Carlo Alberto, che prevedeva una Camera dei deputati, un Senato di nomina regia e una stretta dipendenza del governo dal Sovrano Milano e Venezia
Nei giorni immediatamente successivi si sollevarono anche Venezia e Milano.
A Venezia il 17 Marco, una grande manifestazione popolare aveva imposto al governatore austriaco la liberazione dei detenuti politici, fra cui era il capo dei democratici l’avvocato Daniele Manin.
Il 23 Marco un governo provvisorio presieduto da Manin proclamava la Costituzione della Repubblica Veneta.
A Milano l’insurrezione iniziò il 18 Marco, con un assalto al palazzo del governo e si protrasse per cinque giorni, le celebri “cinque giornate” milanesi. Borghesi e popolani combatterono fianco a fianco sulle barricate contro il contingente austriaco comandato dal maresciallo Radetzsky.
Ma furono soprattutto gli operai e gli artigiani a sostenere il peso degli scontri, che costarono circa 400 morti agli insorti. La direzione delle operazioni fu assunta da un “consiglio di guerra” composto prevalentemente da democratici e guidato da Carlo Cattaneo.
Gli esponenti dell’aristocrazia liberale finirono dopo molte esitazioni, ad appoggiare la causa degli insorti e il 22 Marco diedero vita ad un governo provvisorio.
Il giorno dopo, Radetzsky, preoccupato per l’eventualità di un intervento del Piemonte, decise di ritirare le sue truppe.

I moti del 1848 e la Prima guerra d'Indipendenza: riassunto


PRIMA GUERRA D'INDIPENDENZA ITALIANA: RIASSUNTO

La Prima guerra d’indipendenza. Il 23 Marzo, subito dopo il ritiro delle truppe austriache, il Piemonte dichiarò guerra all’Austria.
Diverse furono le ragioni che spinsero Carlo Alberto a questa decisione: la pressione congiunta dei liberali e dei democratici, che vedevano nella crisi asburgica un’occasione per liberare l’Italia dagli stranieri e l’aspirazione della monarchia sabauda ad ampliare verso est i confini del Regno.
Anche in questo caso, com’era avvenuto per la concessione degli statuti, l’esempio di un sovrano finì con il condizionare le decisioni degli altri. Preoccupati dal diffondersi dell’agitazione democratica e patriottica che minacciava la stabilità dei loro troni, Ferdinando II di Napoli, Leopoldo II di Toscana e Pio IV decisero di unirsi alla guerra antiaustriaca e inviarono contingenti di truppe. La guerra piemontese si trasformò così in una guerra d’indipendenza nazionale.