Le guerre italiane e la politica dell'equilibrio

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Appunti di storia sulla situazione politica dell'Italia del '400 (1 pagine formato )

LE GUERRE ITALIANE E LA POLITICA DELL'EQUILIBRIO

Le guerre italiane e la politica dell’equilibrio. Il sistema politico italiano era ancora caratterizzato, all’inizio del XV secolo, da un accentuato frazionamento territoriale.

Le Signorie del centro-nord, infatti, pur protagoniste di un notevole espansionismo, non sembravano in grado di dotarsi di strutture statali organiche e unitarie. Nel Meridione, invece, il consolidamento del potere sia da parte degli Angioini a Napoli che degli Aragonesi in Sicilia era ostacolato dalla nobiltà che non voleva rinunciare ai propri privilegi. Inoltre lo “scossone” rappresentato dall’azione di Gian Galeazzo Visconti non aveva fatto altro che esacerbare i tradizionale antagonismi tra gli Stati, creando un clima di costante conflittualità.

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POLITICA DI POTENZA

Nel Ducato di Milano fu il secondogenito di Gian Galeazzo, Filippo Maria Visconti (1412-1447), a riprendere la politica espansionistica del padre.

Il nuovo sussulto di vitalità di Milano allarmò Venezia, ancora impegnata nell’allargamento dei suoi domini sulla terraferma. La Serenissima, come iniziò a essere chiamata la repubblica dal 1423, scese in guerra contro Filippo Maria Visconti e lo sconfisse nella battaglia di Maclodio (1427). In seguito alla pace di Ferrara (1433) Venezia divenne così la più grande potenza territoriale dell’Italia settentrionale, in quanto i suoi domini andavano dalle rive dell’Adda alla Dalmazia.

Soltanto due anni dopo, nuove alleanze e nuovi scontri armati furono innescati dalla crisi dinastica apertasi nel Regno di Napoli. Nel 1435, infatti, alla morte senza eredi della regina Giovanna II, la successione al trono divenne oggetto di un’aspra contesa dinastica fra Renato d’Angiò e Alfonso V d’Aragona. La prospettiva di un dominio aragonese a Napoli mise in allarme gli Stati italiani: se si fosse venuto a creare un unico vasto regno nell’Italia meridionale si sarebbero modificati profondamente gli equilibri politici della penisola. Contro gli Aragonesi si schierarono perciò il duca di Milano, papa Eugenio IV e la repubblica di Genova: proprio una flotta genovese, nel 1435, intercettò le navi aragonesi nelle acque di Ponza, riuscendo a catturare il re.
Condotto in catene dal duca di Milano, Alfonso riuscì inaspettatamente a persuadere Filippo Maria a passare dalla sua parte e ad aiutarlo a prendere possesso di Napoli. I motivi di questo cambio di alleanza non sono noti con certezza, ma probabilmente svolse un ruolo importante Francesco Sforza, un abile condottiero di ventura che aveva vissuto a lungo a Napoli prima di passare al servizio di Milano e che si era guadagnato la fiducia del duca al punto da sposarne la figlia illegittima Bianca Maria nel 1441. Proprio in quello stesso anno, con la pace di Cremona Alfonso V fu riconosciuto re di Napoli: nel 1442, dopo quasi due secoli, il Regno di Sicilia e quello di Napoli tornarono dunque a essere uniti sotto la Corona aragonese. Tuttavia Alfonso, prima di morire nel 1458, decise di dividere i suoi vasti possedimenti italiani: le isole vennero attribuite al Regno d’Aragona a cui era destinato il fratello Giovanni I di Navarra, mentre Napoli andò al figlio naturale Ferrante I.

Guerre d'Italia del 500: riassunto

L'EQUILIBRIO NELLA STORIA

Intanto nell’Italia settentrionale gli scontri tra Venezia e Milano non erano cessati. Con la morte di Filippo Maria (1447) e l’estinzione della dinastia dei Visconti, vide la luce a Milano un regime repubblicano (“repubblica ambrosiana”); senonché il governo comunale era ormai un organismo anacronistico, incapace di reggere di fronte alle spinte disgregatrici dei vari territori soggetti a Milano, oltre agli attacchi degli Stati vicini. Mossi dalla necessità di difendersi dalle incursioni di Venezia, i Milanesi furono costretti a chiedere l’aiuto del genero di Filippo Maria Visconti, Francesco Sforza, che, forte dei suoi legami familiari e sicuro delle proprie capacità militari, non esitò a proclamarsi signore di Milano, rovesciando la malferma “repubblica ambrosiana” (1450).

Nella speranza di abbattere il governo lombardo di Francesco Sforza e di acquisirne parte dei territori, i veneziani attaccarono Milano con l’appoggio dell’imperatore Federico III d’Asburgo e del re di Napoli Alfonso d’Aragona, che era stato nominato erede del ducato proprio da Filippo Maria Visconti. A soccorso dello Sforza intervenne invece Cosimo de’ Medici. Questa ennesima guerra tra gli Stati italiani fu interrotta nel 1453 dalla notizia della caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi, in seguito alla quale i veneziani dovettero rinunciare alla lotta in Italia per occuparsi dei loro interessi nel Mediterraneo.