Illuminismo economico

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Teorie economiche scaturite dalla diffusione dell'illuminismo: fisiocrazia di Quesnay, Smith e Ricardo (2 pagine formato docx)

La riflessione degli illuministi sull’uomo rinnovò quasi tutti i settori di studio.
Particolare importanza ebbero gli studi di elettrologia con Galvani e Volta e quelli in chimica, grazie a Lavoisier, fondatore della chimica moderna. Nacque anche una nuova scienza: l’economia politica. In questo campo le teorie economiche si devono alla scuola fisiocratica francese e allo scozzese Smith. La prima teoria fisiocratica, che considerava la terra come la fonte unica e primaria della ricchezza, trova il suo esponente in Francois Quesnay, che nel 1758 pubblica un insieme di tabelle statistiche che mettono in luce come la ricchezza dei popoli derivi dalla coltivazione della terra, cioè è dalla terra che si estraggono le materie prime come i minerali o i prodotti agricoli, mentre le altre attività non agricole si limitano a trasformare queste materie prime in prodotti finiti da commerciare.


L’uomo quindi non deve favorire certe coltivazioni più che altre, come voleva il mercantilismo, perché andrebbe contro le leggi della natura, che invece ha previsto la produzione migliore per ogni territorio. Attraverso il libero commercio infine tutti potevano avvantaggiarsi di questa ricchezza.
Il motto dei fisiocratici era ‘lascia fare, lascia passare’, che sottolineava la loro visione ottimistica di una natura che, se lasciata libera di esprimersi, permetteva il sostentamento migliore per l’umanità, necessario era però non intervenire con leggi umane che alterassero quelle naturali.


Così, anche per la distribuzione del prodotto, non bisognava porre ostacoli e limiti, come invece faceva il mercantilismo, imponendo dazi, concessione di monopoli, o privilegi feudali come il maggiorascato (istituzione che prevedeva l’eredità dei beni di una casata al primo figlio maschio per mantenere il patrimonio della dinastia) o il fide commisso, che impegnava l’erede a trasmettere la completa eredità al primo figlio maschio. Le terre erano soggette a una attività produttiva funzionale alla ricchezza della casata nobiliare, vi era una produzione di rendita più che di profitto, e questi vincoli, come la mano morta ecclesiastica e le corporazioni, frenavano la possibilità della terra di dare il massimo a vantaggio di tutti.