Industria in Italia: dall'Unità alla II rivoluzione industriale

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Appunto che ripercorrono la nascita delle grandi industrie italiane dall'Unità alla II rivoluzione industriale passando dalla I Guerra Mondiale e dal fascismo. (file.doc, 13 pag) (0 pagine formato doc)

IMPRESA E INDUSTRIA IN ITALIA DALL'UNITA' A OGGI IMPRESA E INDUSTRIA IN ITALIA DALL'UNITA' ALLA II RIVOLUZIONE INDUSTRIALE L'ITALIA INTORNO AL 1860: UN PAESE DIVISO In seguito all'unificazione avvenuta nel 1861 si venne a creare un'Italia unita unicamente sulla carta; ciò avvenne in quanto l'unificazione non fu il risultato di un graduale processo di integrazione economica tra le varie aree che andavano a comporre il nuovo Regno.
L'Italia non era quindi un mercato economico unitario: le varie aree regionali che facevano parte del nuovo Stato avevano forti specializzazioni produttive, ma molto differenti tra di loro e non complementari. Nella seconda metà dell'800 vigeva un forte dualismo tra le regioni settentrionali e quelle meridionali.
Al Nord già negli anni della Restaurazione investimenti e migliorie avevano dato origine a un'agricoltura florida di tipo intensivo, a partire dal secondo decennio dell'800 si era diffusa rapidamente la coltivazione del gelso a cui era connesso l'allevamento del baco da seta. E la seta univa mondi molto differenti: quelli delle campagne, del commercio, delle prime esperienze manifatturiere. Al Sud, il predominio del settore primario si concretizzava invece nella diffusione di colture cerealicole destinate quasi esclusivamente al consumo interno, realizzate in un panorama dominato dal latifondo e dalla mezzadria. Ai grani si affiancavano altre colture, soprattutto arboree, a più alto grado di specializzazione: dall'olivo agli agrumi, dalla vigna a mandorli e noccioli, i cui frutti prendevano la via dell'esportazione. Le differenze sopra citate vennero maggiormente evidenziate dalle diverse relazioni esistenti con il sistema economico mondiale. Al Nord il mercato della seta mobilitava risorse finanziarie e generava contatti internazionali. Tutto ciò portava ad un accumulo di risorse finanziarie che furono presto uno degli elementi di sviluppo industriale. Differentemente i beni prodotti e le materie prime quali lo zolfo, presenti nel Sud d'Italia venivano esportate allo stato grezzo e questo riduceva fortemente gli aspetti e gli elementi positivi dell'esportazione. Un ulteriore punto di contatto tra la realtà economica dell'Italia appena unificata e il resto dell'Europa è rappresentato dalla diffusa presenza di imprenditorialità straniera. Al Nord, l'afflusso di svizzeri e tedeschi in particolare, aveva riguardato soprattutto il cotonificio. Analogamente accadeva nella metallurgia, dove il know-how proveniente dall'estero sosteneva con la proprie competenze iniziative autoctone. Se però nell'area settentrionale al dinamismo degli stranieri faceva da contraltare un vivace substrato di imprenditoria locale, altrettanto non può dirsi del Meridione, dove invece di scarso spessore è l'iniziativa locale la quale, quando è presente, fruisce di sostanziosi appoggi da parte governativa. Incentivi, privative, esenzioni, sostegno statale e protezione doganale avevano consentito, a partire dal secondo decennio del secolo, lo