Inghilterra e Olanda nel 600: riassunto

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L'Inghilterra sotto Giacomo I, il tentativo assolutistico di Carlo I, la guerra civile, l'Inghilterra di Cromwell, dalla restaurazione monarchica alla seconda rivoluzione. Riassunto sull'Inghilterra e l'Olanda nel 600 (7 pagine formato doc)

INGHILTERRA E OLANDA NEL 600: RIASSUNTO

Inghilterra e Olanda nel XVII secolo. L’Inghilterra sotto Giacomo I. Sotto il regno di Elisabetta I, l’Inghilterra aveva conosciuto un intenso sviluppo economico, di cui erano stati protagonisti gli yeomen; le questioni religiose, non risolte del tutto, avevano trovato una sistemazione con l’instaurazione dell’anglicanesimo di stato.
Alla morte di Elisabetta, nel 1603, salì sul trono Giacomo I Stuart, re di Scozia; le tre regioni si trovavano unite sotto un solo sovrano: l’Inghilterra anglicana, con una società articolata ed un’economia mercantile sviluppata, la Scozia calvinista, di rito presbiteriano, e l’Irlanda cattolica, con economie agricolo – pastorali e strutture sociali di tipo feudale.
Gli equilibri che erano stati raggiunti in Inghilterra nell’età di Elisabetta I non ressero sotto i suoi successori, a causa di due principali fattori:
• crescevano le richieste per una società meno impacciata da regolamenti, meno soggetta agli arbitri del potere centrale, in cui il successo dei singoli non si trovasse a dipendere dai favori della corte o dal godimento di privilegi, e ciascuno avesse il diritto di vivere la propria esperienza religiosa;
• Giacomo I era assertore del principio teocratico, secondo cui i re ricevono il loro potere da Dio e solo a lui si debba rendere conto; le pretese politiche del Parlamento gli apparivano come un’offesa al prestigio reale e come una ribellione all’ordine stabilito da Dio.

Olanda del Seicento: riassunto

OLANDA E INGHILTERRA NEL 1600

Il contrasto tra monarchia e paese interessò due questioni cruciali, quella politica e quella religiosa.
In Inghilterra, il re non poteva governare senza il Parlamento, non disponeva di un esercito stabile né di un’efficace burocrazia centralizzata, giacché gran parte delle funzioni amministrative erano svolte nelle province da magistrati locali indipendenti (i giudici di pace), che provenivano dagli stessi ceti che formavano il Parlamento e ne custodivano le prerogative.

Al Parlamento spettava approvare le misure fiscali proposte dal re; per non sottostare al suo controllo, Giacomo I ricorse ad espedienti finanziari:
o l’alienazione dei beni della Corona;
o la restaurazione della Corte delle Tutele;
o la vendita dei titoli nobiliari;
o la concessione a pagamento di privilegi e monopoli commerciali.
Il disimpegno del sovrano di fronte alle disavventure di Federico V offese la coscienza protestante degli Inglesi e suscitò il risentimento dei gruppi puritani.
Fallita la controffensiva cattolica dopo la scomparsa di Elisabetta, che culminò nella congiura dei poveri, nel 1605, si delineò una contrapposizione tra la monarchia ed i gruppi protestanti, designati come puritani.
Al loro interno esistevano differenze:
• i presbiteriani proponevano un’organizzazione della Chiesa fondata su congressi di sacerdoti elettivi, dotati di potere di vigilanza sulla vita religiosa dei fedeli;
• i congregazionalisti sostenevano che ogni comunità aveva il diritto di condurre liberamente la propria esistenza religiosa.
Giacomo I era tacciato di papismo per le scelte filospagnole della sua politica estera e per le caratteristiche della sua politica religiosa; mentre i puritani erano calvinisti, Giacomo I si stava movendo nella direzione opposta:
• nella Chiesa anglicana si restauravano i segni du una distanza tra clero e laicato;
• si reintroducevano cerimonie che apparivano papiste;
• s’incoraggiava la teologia degli Arminiani, che comportava una rivalutazione delle opere ai fini della salvezza;
• si mirava a restaurare la potenza economica e il ruolo politico dei vescovi, che sostenevano la teoria del diritto divino della monarchia e appoggiavano le pretese assolutistiche del sovrano...

Guerra dei trent'anni: riassunto, cause e combattenti

L'OLANDA NEL XVII SECOLO

Alla fine della Guerra dei Trent’Anni, quando lo statolder Guglielmo II si rifiutò di sciogliere l’esercito, contro il parere del Parlamento, e tentò di assumere pieni poteri, si ebbe la reazione del partito antiorangista; la guida del governo fu affidata al Gran Pensionario Johan de Witt, che condusse una politica pacifista e liberale, di cui si avvantaggiarono i gruppi mercantili e gli esponenti delle magistrature rappresentative. Nel 1672, quando la repubblica si trovò impreparata a fronteggiare l’aggressione della Francia di Luigi XIV, lo statolderato riacquisì prestigio e divenne ereditario; Guglielmo III fu posto a capo dello Stato.

La rivolta delle Fiandre e la costituzione della Repubblica delle Sette Province Unite: tema svolto