Interpretazioni storiografiche del fascismo

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Interpretazioni storiografiche del fascismo: analisi del pensiero di Benedetto Croce, Piero Gobetti, Luigi Salvatorelli, Guido Dorso, Antonio Gramsci, Renzo De Felice e Norberto Bobbio (2 pagine formato doc)

INTERPRETAZIONI STORIOGRAFICHE DEL FASCIMSO

Le interpretazioni storiografiche del fascismo: BENEDETTO CROCE (filosofo idealista e storico di orientamento liberale):
Come Giolitti, pensò di sfruttare e addomesticare il fascismo ma si ricredette dopo il delitto Matteotti, quando, nel 1925, redasse il manifesto degli intellettuali antifascisti come risposta a quello fascista di Gentile.

Durante il fascismo rimase in Italia esercitando una blanda opposizione al regime dalla rivista “La Critica”.
Secondo il suo parere il fascismo è una MALATTIA entrata in un corpo sano a causa della 1° guerra mondiale che presto verrà guarita tornando ad una istituzione democratica-liberale.

Letteratura e fascismo: riassunto

FASCISMO STORIA E INTERPRETAZIONE

PIERO GOBETTI (fondò la rivista “Rivoluzione liberale”. Orientamento liberal-democratico. Emigrò a Parigi dove morì per i postumi di un pestaggio)
Il fascismo è la sintesi delle malattie storiche degli italiani: retorica, demagogia, trasformismo e cortigianeria. La storia italiana ha reso gli italiani degli ipocriti cortigiani disposti al compromesso. Ad essi è mancata l’educazione alla libertà e solo attraverso un lungo lavoro di sensibilizzazione e di rieducazione ad essa si uscirà dal fascismo.
LUIGI SALVATORELLI (aderì al movimento Giustizia e Libertà, fondato dai fratelli Roselli, basato sulla sintesi tra il pensiero socialista e liberale, che avrebbe unito la giustizia sociale alla libertà individuale)
Egli individua l’importanza della piccola-media borghesia nell’ascesa del fascismo. Fascismo è il risultato della rivolta (lotta di classe) della piccola e media borghesia, penalizzata dall’inflazione e dalla crisi economica, generate dalla 1° guerra. Essi si trovano a metà tra i capitalisti e i proletari. Per nascita aspirano ad uno stile di vita alto borghese ma si trovano equiparati al proletariato. Perciò da una parte invidia e odia i capitalisti arricchitisi in guerra e dall’altra parte i proletari, che hanno migliorato le proprie condizioni grazie alla nascita dei sindacati.
L’anima piccolo-borghese spiega perciò la doppiezza del fascismo: a seconda delle circostanze reazionario e antipopolare o pseudorivoluzionario e canticapitalista.
GUIDO DORSO: Egli concorda con l’analisi effettuata da Salvatorelli: il Fascismo è un fenomeno di matrice piccolo-borghese bifronte. Essenso bifronte il partito non era compatto ma era un’amalgama di forza discordanti: da una parte filocapitalista, conservatore e fautore dell’ordine, dall’altra anticapitalista, rivoluzionaria e vioenta. Solo attraverso l’intervento mediatore di Mussolini che il partito si orientava da una parte o dall’altra. Fu tra i primi a comprendere la natura imperfetta del totalitarismo fascista.

INTERPRETAZIONI STORIOGRAFICHE DEL FASCIMSO: ANTONIO GRAMSCI

ANTONIO GRAMSCI (trai fondatori del PCI nel 1921, scisse i “Quaderni dal carcere”,fondò “L’Unità”nel 24). Antonio Gramsci attua un’analisi marsista del fascismo, concentrandosi sugli aspetti economici. Secondo il suo parere il fascismo è il risultato della manifestazione estrema del blocco agrario-industriale attuato nel 1887 (basato su un’alleanza tra proprietari terrieri e industriali) dovuto alla tensione nei confronti del proletariano sempre più forte e organizzato.
A differenza di altri, per lui il fascismo esprime gli interessi della ricca borghesia e il suo successo è dovuto alla frammentazione interna alla sinistra italiana e all’immaturità del ceto proletario. Come Gobetti ritiene che le masse vadano educate all’esercizio dei propri diritti e che perciò i tempi saranno lunghi. È importante agire.