Italia liberale: riassunto

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Storia dell'Italia liberale: riassunto e significato (5 pagine formato doc)

STORIA DELL'ITALIA LIBERALE: RIASSUNTO

L’Italia liberale.

Il Regno D’Italia poteva essere considerato una media potenza, dotata di adeguate forze armate, colonie e aree industrialmente sviluppate. C’era però anche la sovrappopolazione, per questo motivo dalla fine dell’ottocento ci fu un grandissimo movimento migratorio oltreoceano. Nel 1913 non vi era ancora la possibilità di offrire posti di lavoro a tutta la popolazione, che era cresciuta notevolmente grazie all’abbassamento della mortalità e allo stato primitivo e statico dell’industria. Ciò che gli storici definirono “decollo” industriale avvenne fra il 1880 e il 1914 solo in certe aree della penisola (Piemonte, Lombardia, Genova, alcune province venete e toscane).
In questi anni però l’Italia aveva visto anche una crescita del livello culturale, erano sempre meno infatti gli analfabeti. Tuttavia l’Italia, dal punto di vista politico, appariva come una nazione divisa tra: i liberali cavouriani e i democraticimazziniani e garibaldini.

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ITALIA LIBERALE SIGNIFICATO

I liberali erano il prodotto di diverse tradizioni politiche. I liberali piemontesi erano il fulcro del partito cavouriano, la cosiddetta “Destra storica”. I liberali lombardi avrebbero voluto un’amministrazione più decentrata, per dar maggiore autonomia alle autonomie locali. I liberali toscani erano estremamente liberisti e quelli emiliani interpretavano principalmente gli interessi degli agrari. In generale essi non erano in tanti, si incontravano nei club o nei comitati elettivi poco prima delle elezioni per accordarsi su programma e candidati.
La rottura col Sud. La frattura è avvenuta poco dopo l’Unità d’Italia a causa del brigantaggio e delle diversità. Il brigantaggio fu una vera e propria guerra civile.

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ITALIA LIBERALE DESTRA E SINISTRA STORICA

La Destra aveva opposto alla miseria e all’ignoranza del brigantaggio la forza emanando ad esempio la legge Pica (1863), che prevedeva la competenza dei tribunali militari sui briganti e sui loro manutengoli (coloro che proteggono e aiutano qualcuno in azioni illecite). Nel 1862 ricomparve Garibaldi, deciso a marciare su Roma, ma fu fermato a fucilate sull’Aspromonte dalle truppe italiane. Questo fu per il meridione un segno tangibile di divisione. Vi era inoltre un altro fattore: le diversità. Mentre le provincie ex borboniche furono impoverite ulteriormente dall’arretratezza economica e dalle consuetudini nobiliari. Manifestazioni di degrado che non furono gestito correttamente furono la camorra a Napoli e la mafia in Sicilia. Solo agli inizi del secolo, riformatori come Nitti provarono ad immaginare un possibile sviluppo del sud in relazione all’intervento statale: furono quindi varate leggi speciali, intrapresi alcuni importanti lavori pubblici però a causa dei mezzi inadeguati, il tutto non fu efficace. Inoltre la crisi agraria e dello zolfo incrementarono l’emigrazione. In poche parole i liberali non riuscirono ad avviare nessun processo di crescita nel meridione.
Tale sistema funzionava perché solo pochi cittadini avevano diritto di voto,; le donne, i minori di 25 anni e chi non aveva i requisiti di censo e di istruzione necessari era escluso. Per votare bisognava quindi essere grandi contribuenti nonché ricchi signori o appartenenti a qualche prestigiosa categoria come i professori, i militari e i funzionari pubblici. Coloro che votavano avevano quindi interessi comuni, appartenendo allo stesso ceto. Tutto ciò portò ad una divisione tra coloro che potevano votare e coloro che invece protestavano nelle campagne. Assunse un valore politico anche il peso della chiesa cattolica, il pontefice aveva infatti ostacolato la creazione di un forte potere unitario in Italia per conservare il proprio stato clericale; fino al 1848-49 i politici contestarono quindi il potere temporale della Chiesa non il cattolicesimo in quanto tale, contestavano cioè il diritto degli ecclesiastici a mescolarsi col governo e l’amministrazione.

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ISTITUZIONI LIBERALI

Per Cavour la questione religiosa era fondamentale poiché questione di libertà (“libera chiesa in libero stato”), era corretto tenere una posizione rispettosa nella separazione dei ruoli. Ciò mise l’Italia liberale in diretto contrasto con Roma, tale frattura peggiorò con l’ingresso delle truppe italiane a Roma (1870), al pontefice restò infatti solo l’uso dei palazzi vaticani per l’esercizio dei suoi compiti pastorali (tale assetto fu stabilito nella legge delle guarentigie). Nel 1874, Pio IX emanò il non expedit, una legge che vietava ai cattolici l’accesso alle urne, questo allontanò dal potere una gran parte d’italiani. I rapporti migliorarono lentamente con Leone XIII che, nel 1891, con il Rerum Novarum, riconobbe la questione sociale e ne indicandone i possibili rimedi.