L'Italia del X secolo

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L'Italia del X secolo La scomparsa di Carlo Magno (814) e il decadere della potenza franca che, pur egemone su tutta l'Europa, non aveva potuto realizzare una completa fusione dei popoli sottomessi, provocò una radicale trasformazione nell'assetto politico europeo nel IX e X secolo.
In Italia, crollata ogni autorità centrale, le rivalità feudali ebbero mano libera e la vita politica si risolse in una serie di scontri e di dispute tra i feudi. Mentre la corona d'Italia veniva contesa fra i grandi feudatari del nord e del centro, il papato cadeva sotto il controllo delle grandi famiglie romane, in particolare quella dei Teofilatti, e il sud dell'Italia, insieme alla Sicilia e alla Sardegna, conosceva la dominazione degli Arabi, spintisi nell'849 fino a minacciare la stessa Roma. La lotta per la successione dinastica nel regno e la degradazione dell'autorità papale indussero Ottone I re di Germania a intervenire in Italia, venendo incoronato re a Pavia (951) e imperatore a Roma (962) dopo aver sconfitto Berengario II d'Ivrea, re d'Italia dal 950.All'unificazione delle corone d'Italia e di Germania in una sola persona elevata alla dignità imperiale, seguì una ristrutturazione del regno italico e una ridistribuzione del potere.
Ottone distribuì le grandi unità feudali ai suoi fedeli, conferì poteri ai vescovi assorbendoli nella vassallità regia con la creazione di "vescovi-conti". Il conflitto tra Berengario II, inizialmente riconfermato re d'Italia da Ottone, e papa Giovanni XII determinò un nuovo intervento imperiale, conclusosi con la deposizione di Berengario (962) e del papa (963) che, da allora e fino a metà dell'XI secolo, divenne di nomina imperiale.Dopo il fallito tentativo di estendere il potere imperiale nel Mezzogiorno e il breve governo di Ottone II, l'idea imperiale fu portata all'apogeo da Ottone III (983-1002). Influenzato dalla nuova spiritualità monastica ed eremitica, oltre che dal diritto romano, egli volle ricostruire un impero veramente romano e proteggere la Chiesa contro la piccola feudalità. Ma l'imperatore Corrado II (1024-1039), riconoscendo l'ereditarietà dei feudi minori con la "Constitutio de feudis" del 1037, si riconciliò con i piccoli feudatari a detrimento della Chiesa.