Lutero e Calvino: differenze

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LUTERO E CALVINO: DIFFERENZE

Martin Lutero (1483 - 1546). La riscoperta del Testo Sacro e il rinnovato contatto con la parola di Dio furono all a base dell'esperienza di questo monaco agostiniano.
Proprio nel testo sacro, e più precisamente nelle pagine della "Lettera ai Romani" di Paolo trovò la soluzione al problema che lo assillava, cioè quello della salvezza umana, dell'uomo misero dinanzi alla maestà di Dio giudice e punitore. Riteneva l'Uomo irrimediabilmente corrotto dal peccato, e che solo la Grazia divina avrebbe potuto salvarlo, mentre le opere umane erano inutili.

Sosteneva il primato della Grazia e della Fede sulle superstizioni e sul formalismo.
Fede come unico mezzo per meritarsi la Grazia divina. Tendeva a stabilire tra uomo e Dio un rapporto diretto che rendeva inutile la funzione mediatrice della Chiesa per favorire la salvezza delle anime.

Martin Lutero e la Controriforma cattolica: riassunto

LUTERO E CALVINO RIASSUNTO

Per Lutero, le parole della Bibbia che contengono tutto il messaggio di Cristo sono di per sé rivelatrici e non hanno bisogno di essere ufficialmente interpretate.
Perciò sostenne il principio della "sola scriptura" secondo cui il testo biblico può essere letto direttamente dal fedele senza bisogno di alcun tramite.
Questo rivoluzionario punto di vista andava però a togliere ogni legittimità alla Chiesa come fonte di insegnamento della parola divina.
Così facendo si toglieva però ogni valore alla tradizione ecclesiastica, e quindi ai contenuti dottrinali, ai precetti, ai riti e alle regole disciplinari che la Chiesa aveva prodotto in secoli di vita.
Per lui i sacramenti non avevano un valore al di fuori della fede di colui che li riceveva:
- Realtà dell'eucarestia;
- La confessione è fede nel perdono di Dio;
- Il battesimo non cancella il peccato originale.

Martin Lutero e la Riforma protestante in Germania

LUTERO E CALVINO: SCHEMA RIASSUNTIVO

Giovanni Calvino (1509 - 1564)
Professava la superiorità della fede sulle opere.
Negava l'Euarestia, affermando che la salvezza fosse predestinata dall'eternità, ma ciò non significava per lui disprezzare le opere e cercare rifugio nell'interiorità.
Vedeva nella condizione sociale di ogni individuo l'espressione dell'elezione del fedele da parte della Grazia divina.
Dichiarava il lavoro produttivo una forma di preghiera.
Il benessere materiale e la speranza di salvezza tendevano a coincidere.
Secondo lui la sfera religiosa doveva improntare la vita civile, vale a dire che le istituzioni dovevano essere al servizio del programma morale e religioso cristiano.
Tratti comuni:
- Rifiuto di ogni autorità assoluta.
- Coscienza individuale come fondamento della vita di ogni uomo.
- Non consideravano il Papa legittimo arbitro in ambito di fede e giusto interprete della parola di Dio.
- Libero esame delle scritture.