Scrittura dei romani

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riassunto sui metodi e tecniche di scrittura nei tempi dei romani: pergamene, papiri, tavolette di legno, tavolette cerate, libri di tela, il calamus, inchiostri, la scuola nell'antica Roma e l'origine dell'Ermetismo (11 pagine formato doc)

Scrittura dei romani.

LIBRI E LETTURE NEL MONDO ROMANO. SUPERFICI SCRITTORIE
IL PAPIRO - Diffuso presso i Greci  fin dal VI sec. a.C., il papiro venne introdotto piuttosto tardi a Roma. È attestato per la prima volta nel 181 a.C. quando, sul Gianicolo, venne scoperta un’arca contenente numerosi rotoli, peraltro ben conservati, appartenuti - così si voleva far credere - al re Numa Pompilio. I libri di contenuto filosofico, ritenuti pericolosi, vennero distrutti, giustamente a detta di Livio, in quanto «non erano originali, ma prodotti da poco tempo».

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Solo alcuni decenni più tardi, Roma ebbe modo di conoscere ed apprezzare libri confezionati con carta di papiro, in occasione del trasferimento a Roma della ricca biblioteca del re Perseo al termine della III guerra macedonica.

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TAVOLETTE Dl LEGNO - I Romani, quindi, conobbero relativamente tardi l’uso del papiro quale materiale scrittorio: tutti i loro testi più antichi erano, infatti, costituiti da tavolette di legno unite insieme, dagli atti pubblici e privati agli scritti di natura letteraria.
Riuscirono, comunque, a correggere i difetti di fabbricazione del papiro in Egitto e ne resero la superficie perfettamente liscia. Esistevano vari tipi di carta: la «ieratica», di prima qualità, cosìchiamata perché destinata alla redazione dei testi sacri, successivamente denominata “Augusta” dal nome dell’imperatore;

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la “carta di Livia”, dal nome della sposa di Augusto, di seconda qualità; quella “dell’anfiteatro”, chiamata anche “di Fannio” dal nome del grammatico latino che 1’aveva resa perfetta grazie ad un accurato processo di lavorazione. Carte meno pregiate erano la «saitica» e la teneotica, che prendevano il loro nome da centri di produzione del papiro ed erano fabbricate con fibre prossime alla corteccia; ed ancora “l’emporitica” destinata ad imballare le mercanzie.