Vigilia della Prima guerra mondiale

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Europa e Italia alla vigilia della Grande guerra. Cronologia della vigilia della Prima guerra mondiale (4 pagine formato doc)

VIGILIA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Alla vigilia della Prima guerra mondiale. Verso il 1900 cominciano a prendere forma quei fattori che, unendosi in una miscela esplosiva, spiegano lo scoppio del grande conflitto.

Essi non sono certo i soli tratti della civiltà del tardo ‘800 e primo ‘900, un periodo che per le classi agiate rimane a lungo nella memoria come un’età felice, di benessere e di svaghi (la “belle époque”, l’età descritta per es, da Proust nei suoi romanzi, l’età dei balli nella società signorile; l’età dei viaggi a lunga distanza, per ferrovia e in nave; l’epoca in cui risorge l’agonismo dilettantistico (sport): per iniziativa del barone francese Pierre De Coubertin rinascono le Olimpiadi (Atene 1896).
Tuttavia è accaduto che i fattori più oscuri abbiano prevalso su altre e ben diverse tendenze.

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L'EUROPA ALLA VIGILIA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

1) La crisi dello spirito pubblico europeo, determinato dal declino degli ideali romantici. Nel nostro contesto è significativo il passaggio dal mito della pace al mito della guerra.

Sono numerose le voci che, nel secolo XIX, proclamano l’inevitabilità della pace: da Constant (1819), per il quale l’espansione del commercio, con cui si ottiene ciò che prima si perseguiva con la guerra, promuove la pace, a Spencer (1876), che afferma: "La guerra ha dato tutto quel che poteva dare".
Tuttavia i fatti contraddicono queste tesi. Il Positivismo, che nella sua corrente sociale ha un orientamento progressista e umanitario, sostenendo la legislazione riformatrice dei governi e contribuendo ad addolcire le correnti socialiste (revisionismo, accettazione del sistema parlamentare) comincia a declinare e con esso cadono o si rivelano deboli le speranze riposte nella scienza, nella tecnica, nell’industria, come garanzia di pace e di benessere.
Subentrano nuove correnti, che talora valorizzano lo spirito e propongono una forma di razionalità più profonda, ma talora, ribaltando l’ottimismo prevalente nella cultura europea, incoraggiano, una visione disincantata e cruda della vita, del mondo, dei rapporti fra gli uomini.

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ITALIA ALLA VIGILIA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Altre correnti, non tanto significative teoreticamente, ma popolari perchè rumorose, si richiamano all'irrazionale, esaltano la forza e persino la violenza, affermano il primato dell'individualità eccezionale (sia nei rapporti sociali sia nei rapporti fra nazioni).
Si attacca la democrazia, da destra come da sinistra, tacciandola come volgare egualitarismo o come espressione della borghesia. Si giunge all'apologia della guerra, quale bella impresa purificatrice, "igiene del mondo" (Marinetti) e "caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di lacrime materne" (Papini).
Con queste ultime citazioni si è già nel turbine della guerra.
Assai prima, prima del 1890 Nietzsche ammoniva: "Tutta la nostra civiltà europea si muove da gran tempo in una. torturante tensione, che cresce di decennio in decennio, quasi corresse incontro a una catastrofe".

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SCHIERAMENTI ALLA VIGILIA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

2) Le rivalità economiche, conservatesi anche durante la lunga depressione (1873 1896), divengono ancora più acute allo spirare del secolo XIX e all'inizio del XX. L’incremento della produzione, nei paesi già industrializzati o in via di industrializzarsi, è pressoché generale ed è servito dagli sviluppi prodigiosi della. tecnica; parimenti il commercio fruisce di sempre più estese vie di comunicazione e di nuovi mezzi di trasporto. Intorno al 1900 si può ormai parlare di mercato mondiale. L’imperialismo e il colonialismo sono l’effetto, oltre che di fattori psicologici e strategici, "dell'affannosa ricerca di materie prime di redditizi impieghi di capitali" (Traniello). Senonché, anche dopo la spartizione dell'Africa e di una parte dell'Asia, la fame del capitalismo non è affatto saziata. Non solo permane la minaccia delle crisi di sovrapproduzione, non solo aumentano le pressioni dei potenti gruppi industriali e finanziari sui governi. Sullo scacchiere internazionale intervengono con tutta la loro giovane e impetuosa energia Stati Uniti e Giappone, i quali impediscono alle potenze europee la spartizione della Cina.