Riflessioni sull'Olocausto

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Riflessioni personali sull'Olocausto, il genocidio commesso dalla Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale (2 pagine formato dot)

RIFLESSIONI SULL'OLOCAUSTO

L’Olocausto.

Dei cinquanta milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale, sei milioni furono Ebrei sterminati nei campi di concentramento nazisti: uomini, donne, vecchi, bambini, furono dapprima perseguitati con le odiose leggi di discriminazione razziale, poi raccolti e segregati, in modo metodico e sistematico, nei lager, marchiati con un numero, come bestie, e infine fatti morire di fatiche e di stenti o uccisi nelle camere a gas.
Intere comunità furono cancellate dalla faccia della Terra, in quella che i nazisti chiamarono “soluzione finale”. Fu l’olocausto, cioè il sacrificio, il martirio di un intero popolo.
L’aspetto forse più sconvolgente dello sterminio degli Ebrei da parte dei nazisti sta nella metodicità con cui esso fu progettato e realizzato: i campi di sterminio erano vere e proprie “fabbriche di morte”, in cui gli uomini che venivano spediti erano come “articoli di merce” di cui si teneva la contabilità.
“Il lager” dice lo scrittore Levi “è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano”.

Olocausto e testimonianze di ebrei sopravvissuti: tesina

RIFLESSIONI SULLO STERMINIO DEGLI EBREI

Eventi allucinanti e straordinari, i più drammatici di tutta la plurimillenaria storia dell’umanità, fanno pensare che si siano svolti alle soglie di casa nostra e persino dentro la nostra casa.
La storia ha lasciato un’eco inquieta nella nostra mente con il famoso diario di Anna Frank e le inalienabili testimonianze di Primo Levi.

Però questo eccezionale capitolo di storia, seppure così vicino nel tempo e nello spazio, rischia di essere completamente cancellato dai testi scolastici, dalle nostre letture in generale, dalle nostre menti. Cronache asciutte, cifre, immagini e documenti precisi testimoniano come appena 50 anni fa per le strade di questa nostra Europa si aggirasse una tribù selvaggia e spietata che dava la caccia ai bimbi degli orfanotrofi, ai vecchi, ai malati degli ospedali e delle case di cura, agli handicappati, agli uomini e alle donne, alla gioventù di paesi interi, per bruciarli vivi, per annegarli nei fiumi, per avvelenarli con dei gas, per seppellirli vivi in enormi fosse comuni. Questa tribù selvaggia non era composta dei leggendari “Mongoli” o degli “Unni” delle lontane steppe asiatiche dei tempi antichi e nemmeno da incomprensibili extraterrestri arrivati da un pianeta lontano: era un corpo statale, scelto e selezionato dalla nazione, che per tutto il ‘700 e l’800 aveva ispirato la cultura europea e che ora dava a quella “tribù” la piene copertura morale e materiale per compiere questo incredibile scempio.

Tesina sull'Olocausto

RIFLESSIONI PERSONALI SULLA SHOAH

Lo sappiamo tutti che quelle dell’Olocausto sono cose rappresentate come la punta di un enorme iceberg galleggiante in un grande mare di incredibili, tragici avvenimenti, di milioni di vite umane recise a metà, di particolari episodi che spesso fanno rabbrividire nel ripescarli, decifrarli e nel portarli alla luce del sole. Ma sono i medesimi che si imbattono in testimonianze  che tuonano di rabbia e di furore contro il mondo malvagia e impetuoso che senza ragione, contro ogni logica, recideva ala vita di milioni di Ebrei.
Secondo Primo Levi è necessario che la memoria dell’olocausto non muoia, ma passi di generazione in generazione, nessuno deve dimenticare le atrocità del sistema nazista e tutti devono riflettere sul pericolo, sempre ricorrente, che i principi del razzismo tornino ad avere il sopravvento e producano di nuovo le barbarie dei lager.
È per questo che è importante che ci si allarmi alla constatazione che il nostro mondo è ancora così poco perfetto che la sensibilità umana, nonostante il lavoro di moralità fatto da legislatori, maestri , profeti ed apostoli, nonostante il soffio umano ed universale dei grandi geni del passato, nell’era moderna è ancora così superficiale, così labile e così del tutto inesistente.