Rivoluzione francese: la politica del direttorio e il potere di Napoleone

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Appunto sugli eventi relativi al periodo di governo del direttorio, con la presa di potere di Napoleone e la creazione dell'impero (4 pagine formato doc)

1. Politica interna ed estera del direttorio. 
Con l’esecuzione di Robespierre e dei suoi seguaci si concluse l’esperienza giacobina, dando inizio alla terza fase della rivoluzione, quella repubblicano-moderata, o della repubblica termidoriana.
Il potere passò nelle mani della convenzione, nei suoi esponenti borghesi, moderati e repubblicani; vengono chiusi i club giacobini e messa fuori legge tutta la fazione giacobina nel novembre ’94. Al terrore di Robespierre si sostituì il terrore bianco, che colpiva coloro che erano stati direttamente coinvolti nel potere giacobino.
La convenzione termidoriana varò una nuova costituzione, predisposta per impedire un possibile potere della minoranza. Poiché il calendario rivoluzionario partiva dal settembre 92, fu varata nel ’95 quindi chiamata costituzione dell’anno III. Riprese molti punti della costituzione del ’91 e ne accentuò il carattere censitario del sistema elettorale.


Fu premessa una dichiarazione dei diritti, arricchita questa volta da un elenco di doveri. Il potere esecutivo fu affidato da un direttorio di 5 membri che nominava i ministri. Fu una costituzione consapevolmente antidemocratica e attenta a evitare i rischi di una dittatura. La reazione termidoriana fu appoggiata da tutta la Francia, mentre la sola Parigi era di sponda giacobina. Con questa costituzione venne ribadita l’istituzione repubblicana, ma si contrastarono quelle tendenze democratiche, avanzate tra il 92 e il 94. Nel giugno del ’93 la convenzione nazionale aveva varato una costituzione dell’anno I, che non sarebbe mai entrata in vigore, ma prevedeva un suffragio universale maschile e il diritto all’istruzione, all’insurrezione del popolo, il diritto al lavoro e all’assistenza. Quella dell’anno III invece tornava a far prevalere le classi benestanti rispetto a quelle popolari e il potere in mano al direttorio faceva sì che non fosse concentrato in un unico detentore. Il direttorio, essendo l’esecutivo che cercò di impedire un ritorno alla repubblica democratica o alla monarchia, dovette scontrarsi con i tentativi di ripristinare un governo più favorevole al popolo. 


Tra i mesi di aprile e maggio ’95, o germinale e pratile, si scatenò una rivolta di sanculotti contro la cancellazione del maximum, ma, privi di una guida politica, furono facilmente repressi. Si riaffacciò il 13 vendemmiaio, o 5 ottobre, 1795 una minaccia monarchica, fronteggiata invece da truppe comandate anche da Napoleone, che repressero l’insurrezione realista. Infine tra i gruppi più radicali emerse quello che faceva capo a Babeuf, il quale teorizzava l’uguaglianza, la comunità dei beni e l’abolizione della proprietà della terra. La congiura degli eguali, organizzata dallo stesso Babeuf, fu sventata nel maggio 96 e il leader giustiziato nell’anno successivo.