Storia del movimento fascista italiano

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Il fascismo è un movimento politico fondato a Milano da B.

Mussolini il 23 marzo 1919 con la creazione del primo fascio di combattimento. Appoggiata l'impresa fiumana di D'Annunzio (1919) e costituitosi in Partito nazionale fascista nel 1921, il fascismo raccolse le simpatie di molti reduci delusi dalle promesse non mantenute, dei nazionalisti che denunciavano la vittoria mutilata, dei conservatori timorosi di un'avanzata bolscevica in Italia, degli agrari in lotta contro un sindacalismo schierato su posizioni utopistiche e rivoluzionarie cui opposero l'azione armata delle squadre d'azione. L'inerzia e la connivenza della corona da una parte e l'incoerente, tardiva azione delle forze democratiche dall'altra aprirono la strada al fascismo in Italia quando il 28 ottobre 1922 Mussolini ordinò ai suoi seguaci la marcia su Roma.
Vittorio Emanuele III non solo non autorizzò le misure militari proposte dal governo Facta per fronteggiare le squadre fasciste ma affidò l'incarico di formare un nuovo governo a Mussolini. Rimasto nell'ambito della legalità sino alle elezioni del 1924, dal 1925 il fascismo si trasformò progressivamente in regime totalitario (soppressione della libertà di stampa e dei partiti e sindacati non fascisti), modificando l'apparato istituzionale italiano (trasformazione del Gran consiglio del fascismo in organo dello Stato; istituzione del Tribunale speciale e dell'OVRA; esautoramento del parlamento e creazione della Camera dei fasci e delle corporazioni), l'organizzazione del lavoro e dell'economia (Carta del lavoro, 1927; creazione dell'IRI, 1933; politica autarchica), e conducendo un'opera sistematica di fascistizzazione della nazione attraverso la scuola e le organizzazioni di massa (Opera nazionale dopolavoro; Opera nazionale Balilla, poi GIL; Opera nazionale maternità e infanzia), nonché un accorto uso dei mezzi di comunicazione e della propaganda. In politica estera, dopo una prima fase in cui il fascismo si propose quale elemento stabilizzatore degli equilibri europei (Patti di Locarno, 1925) e regolò i rapporti con la Chiesa (patti lateranensi, 1929), per buona parte sua sostenitrice almeno sino all'esito negativo delle vicende belliche, l'elemento nazionalista ebbe modo di esprimersi nella conquista dell'Etiopia (1936) e nell'occupazione dell'Albania (1939), mentre quello ideologico ispirò la partecipazione alla guerra civile spagnola contro le forze repubblicane (1936-1939) e l'alleanza con la Germania nazista (patto d'acciaio, 1939). Sull'onda delle vicende belliche, il regime fascista cadde nel luglio del 1943 con l'arresto di Mussolini e il passaggio del governo al generale Badoglio, per avere una appendice nella Repubblica di Salò fondata dallo stesso Mussolini nel settembre successivo.