Il teatro, la cultura e le comunicazioni di massa in epoca fascista

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Descrizione del teatro in epoca fascista (2 pagine formato doc)

All’indomani della prima guerra mondiale, con la sua vittoria l’Italia aveva superato la prova più impegnativa della sua storia unitaria, ma restava alle prese con i mille problemi che la guerra aveva lasciato.
L’economia presentava i tratti tipici della crisi post bellica, tutti i settori della società erano in fermento e classe operaia, contadini e ceti medi tendevano ad una consapevolezza dei loro diritti, a difendere ideali patriottici e a chiedere miglioramenti economici. In questa situazione la classe dirigente liberale sembrò non riuscire a dominare i fenomeni di mobilitazione di massa. Le forze che invece non erano state coinvolte in questo tipo di situazione (socialiste e cattoliche) risultarono favorite dalle grandi masse poiché in grado di interpretarne i sentimenti e le ribellioni.


Nacquero dunque, a partire dal 1919 le prime formazioni politiche: Ppi (Partito Popolare Italiano) di Luigi Sturzo di formazione cattolica; il Psi (Partito Socialista Italiano) di Giacinto Menotti Serrati direttore dell’ Avanti! Di formazione socialista e fondato sulla dittatura del proletariato.
Fra questi movimenti, per lo più destinati a vita breve, faceva spicco quello fondato a Milano, il 23 marzo 1919 da Benito Mussolini con il nome di Fasci di Combattimento. Inizialmente questo movimento di sinistra si schierava in feroce avversione contro i socialisti, raccolse poche adesioni e si fece notare per il suo stile politico aggressivo e violento.