Tecnica e sviluppo industriale nell'800

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11/10/01 Pamela Picerno 5° A Tecnica e sviluppo industriale nell'Ottocento.
La prima rivoluzione tecnologica della storia è quella ovviamente nell'età neolitica, quando la scoperta del fuoco consentì agli uomini non solo di cuocere i cibi, di ripararsi dal freddo, ma anche di fondere i metalli. La rivoluzione tecnologica che ha reso possibile, invece, la rivoluzione industriale del Settecento ha inizio da una nuova “scoperta del fuoco”: esso divenne, grazie alla macchina a vapore, fonte di energia meccanica. E' quindi comprensibile che i contemporanei e i testimoni abbiano esaltato Watt, Stephenson e altri pionieri della tecnologia moderna. Nell'età preistorica, un'altra grande invenzione si affiancò al fuoco nel cammino dell'uomo verso la società organizzata: la ruota.
Essa fu impiegata non solo per il trasporto su carri, ma anche in meccanismi sempre più raffinati e complessi: dalle trasmissioni del movimento (nei mulini o per sollevare l'acqua) fino a quella meravigliosa macchina per misurare il tempo che è l'orologio meccanico (il quale non è che un sistema assai complesso di ruote dentate che trasmettono un movimento rotatorio alle lancette). Per muovere la ruota si impiegò, fino all'epoca moderna, sia l'energia fisica delle bestie e degli schiavi sia l'energia meccanica dell'acqua e del vento. Il primo tipo di energia è prodotto da “materiali biologici”, animali o uomini, i quali presentano il vantaggio di essere impiegati ovunque; hanno però “l'inconveniente” di essere, a loro volta, consumatori di energia, anche durante le pause del lavoro e di aver bisogno di lunghi periodi di riposo per recuperare le forze. L'energia meccanica fornita dal vento e dall'acqua è certamente più economica e più redditizia perché viene trasformata quasi completamente in lavoro. Presenta però due gravi inconvenienti: bisogna portare le officine la dove essa si trova ed è, inoltre, soggetta all'incostanza della natura. La potenza del fuoco in passato fu invece applicata, per quanto riguarda il nostro argomento, alla fusione dei metalli. Fino al 18° secolo non si pensò a trasformare in lavoro meccanico il calore, nonostante questa possibilità fosse nota agli antichi, i quali ben conoscevano la forza del vapore: Erone, per esempio, uno scienziato vissuto ad Alessandria d'Egitto nel 1° secolo a.C., seppe sfruttare la dilatazione e la condensazione del vapore per costruire ingegnosi meccanismi. D'altra parte nell'antichità l'abbondanza di schiavi e di animali, che potevano essere sfruttati per eseguire lavori assai faticosi, rendeva conveniente il loro impiego, quindi, non ci si preoccupò di ricercare soluzioni tecniche diverse. Un impulso in questa direzione si realizzò, invece, in Inghilterra, a partire dal 16°secolo, quando si verificò la più grave “crisi energetica” fino ad allora registrata: boschi e foreste erano ormai stati spogliati dall'intenso consumo di legna per le costruzioni, come combustibile e per pro