Testimonianze sulla deportazione

Testimonianze sulla deportazione, in particolare di Giuseppe De Matteis e Romano Perono deportati nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale (7 pagine formato doc)

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TESTIMONIANZE SULLA DEPORTAZIONE

I campi di concentramento non sono nati nella Germania nazista, contrariamente a ciò che molti pensano, bensì nel 1896, a Cuba, dove vennero rinchiusi i ribelli ed i loro parenti.

Furono poi utilizzati nelle Filippine, in Sudafrica, in Austria, in California, in Irlanda e solo il 20 marzo 1933 venne  aperto a Dàchau, a 20 Km da Monaco, il primo campo nazista, che era solo una rielaborazione dei precedenti.
In tedesco il loro nome era Konzentrationlager e da lì deriva l’abbreviazione KZ.
Tutto iniziò il 31 gennaio 1933 quando, dopo regolari elezioni, salì al potere Hitler.
Già il 28 febbraio venne emesso il decreto governativo della Schutzhaft, che significa custodia cautelare. Tale decreto prevedeva che chiunque potesse essere strappato dalla vita di tutti i giorni e portato in un KZ senza motivo e senza il diritto di avere un regolare processo.

Deportazione degli ebrei nei campi di concentramento: tesina


TESTIMONIANZE EBREI SOPRAVVISSUTI

I primi ad entrare nel KZ furono gli oppositori politici: comunisti, socialisti, liberali, monarchici, sindacalisti, democratici, ma anche intellettuali ed artisti che durante la campagna avevano dimostrato il loro dissenso con Hitler. Le finalità dei KZ erano sostanzialmente queste:
-- rieducare gli internati al fine di eliminare ogni opposizione. Per raggiungere questo scopo, era utilizzata la tecnica del terrore: erano molto usate le punizioni corporali. Veniva inoltre eliminata l’identità di ogni singolo internato: nome e cognome erano sostituiti da numeri, non si potevano possedere oggetti personali, abiti, famiglia, ed i capelli erano rasati a zero.
-- sfruttare economicamente il lavoro compiuto dagli internati, che venivano utilizzati per costruire altri campi di concentramento, tanto che nel luglio entrano 35000 nuovi prigionieri.

Ricerca sui campi di concentramento e di sterminio


STORIE DI EBREI DEPORTATI

Usare gli internati per compiere i lavori più duri era molto conveniente dal punto di vista economico: venivano pagati un quarto del normale (e comunque anche questo quarto finiva in mano alle SS), non c' erano scioperi e non si dovevano pagare i contributi.
-- eliminare gli inferiori facendoli perire nel campo.
Poco tempo dopo l’agosto '33, mese in cui T. Eike stilò il nuovo regolamento dei campi di concentramento, iniziarono ad entrare nei KZ  tre nuove categorie di persone: testimoni di Geova perché tendenzialmente pacifisti; gay perché non danno figli all’impero; asociali perché non si identificano nello stile di vita nazista.
Due anni dopo, nel settembre 1935, le nuove leggi di cittadinanza dette "leggi di Norimberga" stabilirono chi poteva essere cittadino dello stato nazista. Non erano ammessi i soldati di colore, gli ebrei, gli zingari, i polacchi, gli slavi e latini. Per essere ariani bisognava presentare sette certificati di nascita. Erano ammessi matrimoni solo tra ariani, le scuole potevano essere frequentate solo dai ragazzi ariani e solo gli ariani potevano far parte dell’esercito. A scuola non venivano insegnate storia, geografia e letteratura, che venivano sostitute da molta educazione fisica. Ogni sabato pomeriggio c' erano raduni, attività ginniche, manifestazioni. Se qualcuno non giustificava l'assenza da queste attività veniva picchiato od obbligato a bere olio di ricino, e se era uno studente prendeva 7 in condotta, che significava bocciatura certa.

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TESTIMONIANZE SOPRAVVISSUTI OLOCAUSTO

Gli ebrei non potevano possedere più di 5000 marchi, e se erano padroni di un negozio non potevano avere clientela ariana. Già nel 1800, le uniche professioni consentite agli ebrei erano quelle di cenciaiolo e usuraio. I cristiani, però, non tolleravano le smisurate ricchezze apportate da quest’ultimo, accusarono falsamente gli ebrei di dissetarsi con sangue umano e pertanto li costrinsero a cessare l’attività.