Uomini contro

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Trama e commento del film "uomini contro" di Francesco Rosi riguardante la guerra di trincea durante la prima guerra mondiale (2 pagine formato doc)

Baroncini Alessandro Baroncini Alessandro 5Z 10 novembre 2005 Commento personale al film: Uomini Contro Regia: Francesco Rosi Anno: 1970 Nell'estate del 1914 in tutti gli statid'Europa lo scoppio delle ostilità venne accolto con euforia, con entusiasmo, convinti che la guerra sarebbe finita in brevissimo tempo.
Per quelli del Movimento giovanile la morte per la patria era qualcosa di glorioso ed eroico e per questo molti si arruolarono in massa, convinti che finalmente fosse giunto il momento di offrire se stessi alla patria. Purtroppo però, nella realtà, si ritrovarono di fronte ad un morte industriale di massa in cui morire sventrati da una granata, oppure avvelenati da un esalazione di gas, e poi essere sepolti insieme a mille altri in fossa comune, non c'era nulla di eroico o di dignitoso. E' proprio questa la realtà descritta e raccontata nel 1938 da Emilio Lussu, autore del libro Un anno sull'altopiano dal quale prende spunto il regista Rosi per la realizzazione del film.
Nel film non si può far a meno di percepire il messaggio mandato da Emilio Lussu: assistere ad un assurdo massacro di persone ci fa capire la pazzia e l'assurdità della guerra. La prima guerra mondiale fu soprattutto una guerra di trincea, una guerra di resistenza durata per mesi e mesi. Le due trincee nemiche si fronteggiavano parallelamente per chilometri e chilometri divise da una striscia di terra chiamata la terra di nessun. La vita dei soldati era sempre più drammatica a causa delle condizioni in cui dovevano vivere. Si trovavano di fatto in fossati scavati per terra, sommersi dal fango, infestati dai pidocchi, e continuamente sotto una pesantissima pressione psicologica. Nel film intuisco che i soldati non avevano un solo nemico che stava nella trincea opposta, ma ne avevano uno ancora più pericoloso nella propria. La vita di questi soldati, agli occhi dei propri ufficiali, valeva meno della carta straccia. Come rappresentante dei nazionalisti, il generale Leone(Alain Cuny) era un' esemplare personificazione della disciplina militare come modello di comportamento esemplare. Questo non esitava un istante a mandare al massacro decine dei propri soldati tramite assalti frontali, senza badare minimamente alle perdite. La capacità difensiva di ogni esercito, nella prima guerra mondiale, era infinitamente superiore alla sua capacità di attacco e penetrazione. La situazione di stallo era quindi inevitabile: si era capaci di respingere l'offensiva altrui, provocando gravissime perdite, ma per lo stesso motivo non si riusciva a sfondare le difese dell'avversario. Il comando italiano non aveva saputo comprendere la lezione tattica del fronte occidentale, e chi pagò il prezzo di questo errore fu il fante italiano, che per la prima volta si trovò a combatter una guerra di trincea fra fili spinati e sbarramenti di artiglieria. Al contrario degli alti ufficiali e dei tenenti la parola patria per la maggior parte dei soldati era un' espressione al limite dell'incomprensibile. Alm