Storia dei metalli

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Approfondimento sulla scoperta e utilizzo dei metalli attraverso i secoli, a partire dall'uomo primitivo (con sitografia dettagliata) (2 pagine formato doc)

Storia dei metalli

Durante tutto il Paleolitico e buona parte del Neolitico, il materiale più usato (e per certi lavori, come l'agricoltura, l'unico) fu la pietra.
Gli oggetti in pietra erano però di difficile lavorazione: bisognava essere abili artigiani per fabbricare punte di freccia, mazze, scalpelli o altri oggetti partendo da un blocco di selce o di ossidiana. Inoltre, se rotti, i manufatti non potevano più essere riparati, e la tipologia di oggetti che era possibile costruire era limitata. Verso il 4000 a.C. alcuni artigiani scoprirono che alcune "pietre", se riscaldate al punto giusto, si liquefacevano: fu così che l'uomo venne a contatto con i metalli.

Il primo metallo a essere usato fu il rame che, in quell'epoca, nell'area del Mediterraneo, si trovava allo stato nativo, cioè puro e non unito ad altre sostanze.
Le "pietre" di rame venivano riscaldate fino a quando si scioglievano e poi il metallo fuso veniva colato in stampi. Grazie al rame fu possibile costruire strumenti non fabbricabili con la pietra e, in caso di rottura, bastava fondere nuovamente lo strumento rotto e colarne uno nuovo. Verso il 3000 a.C. però il rame nativo si esaurì e fu necessario utilizzare rocce che contenevano, oltre al rame, altri minerali. Questo rese più difficoltoso il processo di estrazione e lavorazione del rame, ma le difficoltà vennero via via superate, mentre la richiesta di oggetti di rame aumentava, tanto che cominciarono a essere organizzate spedizioni marittime per andare a rifornirsi di rame ovunque fosse possibile.

Anche le scoperte riguardanti la lavorazione dei metalli non si arrestavano. Fu scoperto, infatti, che, se invece di usare un solo metallo, se ne fondevano assieme due, si otteneva una lega, più resistente e quindi adatta a produrre oggetti prima non fabbricabili.