La traduzione: definizione, teorie e metodi

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Cos'è la traduzione? Riassunto del libro di Paola Faini "Tradurre: manuale teorico e pratico" (13 pagine formato doc)

LA TRADUZIONE: DEFINIZIONE, TEORIE E METODI

Riassunto del libro Traduzione: manuale teorico e pratico - Faini, Tradurre: manuale teorico e pratico.

(Domande esame: frasi ai margini dei paragrafi del libro). 1. Definire il problema della traduzione. Il dibattito culturale sulla traduzione risale a tempi molto antichi e riguarda in primo luogo il concetto di fedeltà e cosa si intende per esso, e si rifà all'opposizione lettera e spirito (prof: lettera ed equivalenza).
Il termine fedeltà non è neutro; sign gen = mantenimento ruolo e aspettative.
Lettera = senso letterale
Spirito/equivalenza = semantica, contenuto, intenzione comunicativa e relazionale, per il prof equivalenza.
La fedeltà non è essenziale, lo è l'equivalenza, ma non è sufficiente, ci vuole anche l'adeguatezza.

Ermeneutica: storia e significato

COS'E' LA TRADUZIONE?

La traduzione è un processo globale perché implica l'analisi di diversi punti di vista, è interdisciplinare, il processo traduttivo (= attività che si compone di fasi diverse ≠ traduzione = risultato finale) deve tener conto del trasferimento interculturale e interlinguistico.

La traduzione è un fatto complesso e ci rientra anche la punteggiatura.    
Chi traduce ha abilità professionali diverse da chi conosce la lingua, ha qualcosa in più = consapevolezza del processo traduttivo.
Trasferimento interculturale: mettere in primo piano la cultura ed adattarla a quella di arrivo.
Il trasf interc ha come obiettivo il raggiungimento di un effetto di equivalenza.
Equivalenza: (presuppone un'adeguata decodifica del testo)    
nella dimensione sintattico linguistica = relazione che viene a stabilirsi nel discorso tra unità di traduzione della LP e della LA (Delisle), al fine di riprodurre con la massima corrispondenza possibile, la funzione del discorso del testo di partenza.    
nella dimensione extralinguistica:     
L'eq. poggia su due presupposti:     
1) una presenza testuale originale    
2) una rappresentazione di questa presenza testuale originale nell'ambito della cultura di arrivo
Interpretazione e comunicazione: non sono indipendenti ma l'una in funzione dell'altra. Prima bisogna capire il testo e interpretarlo in base al target  (ermeneutica = scienza che spiega come interpretare il tutto), poi attraverso meccanismi di proiezione dobbiamo ricostruire il testo di partenza in quello di arrivo. (= estrarre prima il senso di partenza inserendolo nel contesto di un'altra realtà culturale).
Verifica finale: back translation.
Adeguatezza: affinché venga garantita la sopravvivenza della traduzione, il testo tradotto non dovrà funzionare in rapporto al TP ma in rapporto alle mutate esigenze e aspettative del pubblico di arrivo. Il testo dovrà risultare adeguato perché il fine ultimo che mira a raggiungere è l'efficacia della comunicazione.

STORIA DELLA TRADUZIONE

La traduzione parte dal concetto di testo e non di parola.
1 step: comprensione (contenuti intralinguistici ed extralinguistici) = prima di cominciare a tradurre dobbiamo capire la globalità e poi si scompone in unità
2 step: interpretazione ma soprattutto in testi non specialistici può entrare in gioco la soggettività.
Intento finale dell'atto di mediazione = creare un equilibrio che rispetti le norme interne della comunicazione, che tenga conto di eventuali vincoli che condizionano il traduttore, come quelli derivanti dalla necessità di adeguamento a un preciso ambito culturale e dalla funzione specifica del TA e dalle caratteristiche del destinatario.
L'atto del tradurre non è un semplice processo meccanico o un semplice trasferimento: implica il confronto tra due sistemi linguistici diversi e il confronto tra due culture diverse. Traduzione come tradizione (Folena) : la traduzione in senso storico riflette lo stato delle cose in una data epoca.

Hans-Georg Gadamer giunge ad interrogarsi sulle modalità del comprendere ermeneutico:
•    Non è possibile tornare indietro rivivendo il passato in modo oggettivo, poiché l’esistenza presente è influenzata da una serie di conoscenze stratificate chiamate “pre-compresioni” (Vorverständnisse) o “pregiudizi”.