Fuga dalla libertà di Erich Fromm

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Considerazioni sul l'opera: l’uomo moderno tra libertà e bisogno di appartenenza; tra individualità e schiavitù del conformismo (3 pagine formato doc)

L'uomo moderno: tra libertà e bisogno di appartenenza; tra individualità e schiavitù del conformismo

L'autore Erich Fromm ci guida, in quest'opera, attraverso un lungo percorso nella psiche umana con l'intento di spiegare ciò che ha spinto l'uomo, dopo la tanto faticosa conquista della libertà (II Guerra Mondiale, ad adagiarsi nella schiavitù dei totalitarismi più crudeli del Novecento.

Egli riconduce l'emergere di questi ultimi al bisogno di sottomissione che nell'uomo non è innato ma si genera dalla responsabilità che la libertà, una volta ottenuta, produce.
L'uomo, durante questo percorso, attraversa le fasi che il bambino vive al momento del distacco dalla madre (intorno ai 2 anni).
Egli infatti si distacca dallo stato di unità cosmica con la natura e con gli altri uomini (durante il Medioevo) in quello che viene chiamato processo di individuazione.

Con la separazione dal mondo, l'uomo diviene cosciente di essere un'entità separata, di essere solo ed essa crea in lui un sentimento di impotenza, ansietà e contrapposizione verso un mondo che ora gli appare forte e minaccioso. Questo sentimento viene definito meccanismo di fuga.

Nel tardo Medioevo infatti, l'uomo si sente circondato da concorrenti, il rapporto con gli altri è ormai divenuto un rapporto strumentale le cui caratteristiche sono l'estraneità e l'ostilità dovute alla nascita del capitalismo e al desiderio, comune a tutti gli uomini, di affermarsi ed arricchirsi.

Di fronte a questa solitudine le dottrine religiose della Riforma Protestante si pongono come risposta ai bisogni psichici che, il collasso delle certezze, ha indotto negli uomini, creando un nuovo tipo di subordinazione.