Accordi sulla applicazione provvisoria dei trattati

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Descrizione

In una zona di confine tra le intese non giuridiche e gli accordi in f.s. si collocano gli accordi sull’applicazione provvisoria dei trattati, che si hanno quando, nel testo stesso di un trattato da sottoporre a ratifica, o con dichiarazioni separate, le parti prevedono che, in attesa della ratifica, il trattato entri provvisoriamente in vigore. Gli accordi di applicazione provvisoria sono considerati da taluni come intese prive di carattere giuridico, da altri come accordi in f.s., come tali vincolanti.

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In una zona di confine tra le intese non giuridiche e gli accordi in f.s. si collocano gli accordi sull’applicazione provvisoria dei trattati, che si hanno quando, nel testo stesso di un trattato da sottoporre a ratifica, o con dichiarazioni separate, le parti prevedono che, in attesa della ratifica, il trattato entri provvisoriamente in vigore.
Gli accordi di applicazione provvisoria sono considerati da taluni come intese prive di carattere giuridico, da altri come accordi in f.s., come tali vincolanti.
Secondo il Picone simili accordi, che avrebbero in comune con le intese prive di carattere giuridico la caratteristica di poter essere in ogni momento revocati unilateralmente, sarebbero da considerare come accordi in senso giuridico per la loro idoneità a sospendere l’efficacia di precedenti convenzioni sul medesimo oggetto, nonché per l’impossibilità in cui si troverebbe lo Stato, al momento della revoca, di annullare con efficacia retroattiva le misure di esecuzione già prese.
Secondo Fois intese giuridicamente non vincolanti sarebbero anche i trattati segreti. Per il Conforti invece il divieto di concludere accordi segreti ha rilievo in quanto divieto previsto dal diritto interno, pertanto esso va inquadrato nel tema della invalidità dei trattati conclusi in violazione di norme interne di importanza fondamentale.
La competenza a concludere accordi in f.s. è regolata da ciascuno Stato con proprie norme costituzionali.
I limiti alla competenza a stipulare in f.s. possono variare sensibilmente da Paese a Paese a seconda della posizione che l’Esecutivo occupa, o è riuscito ad occupare, nel sistema costituzionale, della rigidità o meno di tale sistema, del valore della prassi rispetto alle norme costituzionali scritte, ecc.
Nell’ordinamento italiano la stipulazione in f.s. è assolutamente da escludere solo quando l’accordo appartiene ad una delle categorie di cui all’art. 80 Cost. (trattati che hanno natura politica, che prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari che importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi).
In tutti gli altri casi il Potere esecutivo è libero di decidere, insieme alle altre parti contraenti, se dare all’accordo forma solenne e far quindi intervenire la ratifica da parte del Capo dello Stato, oppure stipulare direttamente.
Un limite alla competenza del Governo a stipulare accordi in f.s. è dato anche dal divieto di concludere accordi segreti.
Per quanto riguarda la categoria degli accordi che importano oneri alle finanze, si può ritenere che, se un accordo non rientra in nessuna delle altre categorie previste dall’art. 80 e comporta spese che possono rientrare nel bilancio ordinario del ramo dell’Amministrazione interessato, esso sia stipulabile in f.s.; si può ritenere cioè che l’art. 80, quando parla di oneri alle finanze intenda riferirsi ad oneri non preventivati.
La prassi degli accordi in f.s., che trova giustificazione in motivi di speditezza e praticità corrispondenti alle necessità dei tempi moderni, si è diffusa in modo impressionante a partire dal secondo dopoguerra. Si è calcolato ad es. che il numero degli accordi del genere conclusi negli Stati Uniti fu di 9 nel 1930 ed era di 206 già nel 1968. Anche in Italia la stipulazione in f.s. è assai diffusa e tende a superare i confini delle materie tecnico-amministrative, o meglio delle materie che rientrano nella potestà regolamentare dell’esecutivo, per invadere la sfera coperta dall’art. 80.