Adriano

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Descrizione

Si diceva che sul suo letto di morte Traiano avesse designato come suo successore il pronipote Adriano; le fonti antiche non lo credono, anche perché risultò strano che la moglie di Traiano, Plotina, lo avesse fatto sapere ad Adriano tre giorni prima della morte del marito. Comunque sia, l’esercito acclamò Adriano imperatore ed egli scrisse al Senato per rassicurarlo del suo rispetto e chiedergli la conferma dei poteri imperiali.

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Si diceva che sul suo letto di morte Traiano avesse designato come suo successore il pronipote Adriano; le fonti antiche non lo credono, anche perché risultò strano che la moglie di Traiano, Plotina, lo avesse fatto sapere ad Adriano tre giorni prima della morte del marito.
Comunque sia, l’esercito acclamò Adriano imperatore ed egli scrisse al Senato per rassicurarlo del suo rispetto e chiedergli la conferma dei poteri imperiali.
La sua carriera gli fu favorita soprattutto dal prozio: come Traiano, Adriano apparteneva ad una famiglia di emigranti italici in Spagna. Il suo cursus fu quello di un normale senatore, che però ricevette anche l’onore assai raro di essere eletto arconte di Atene.
L’aspetto più significativo della sua carriera fu la vicinanza con il prozio, cosicché Adriano non si allontanò mai dal centro del potere. Lo seguì, per esempio, in Germania, ma lo accompagnò anche in Dacia, così come in Oriente.
La personalità di Adriano divide gli storici: per alcuni era un intellettuale, curioso, instabile, che andava contro l’autorità e la tradizione; per altri era vanitoso, crudele e testardo.
Ma c’è chi – tra gli storici – lo ammira, o chi – riprendendo uno storico antico – lo definisce varius, multiplex, multiformis.
In generale la sua personalità stupiva anche i contemporanei, che per questo lo apprezzavano poco. Sembrava abitarlo una strana inquietudine spirituale.
Viaggiava quasi da turista: per esempio una volta, salendo alle pendici dell’Etna, fece una deviazione per visitare un monumento. Era interessato all’astrologia, aveva rispetto per la religione tradizionale, ma allo stesso tempo dimostrò fervore per i culti greci e per quelli egiziani.
Era autoritario, egoista, vanitoso, ombroso, tortuoso, geloso del suo potere.
La sua pratica del potere fu abbastanza differente da quella di Traiano:
- Autoritarismo più marcato: il suo regno si caratterizzò con una certa concentrazione del potere nelle sue mani, anche se egli non è stato autore delle messe a morte dei quattro consolari fedeli di Traiano.
- I viaggi: su 21 anni di regno, Adriano ne passò una dozzina a percorrere l’impero, accompagnato da parte del Consiglio. Gli obiettivi di queste peregrinazioni erano molteplici:
1 - assicurarsi delle condizioni dei limites, delle loro riorganizzazioni;
2 - assicurarsi del morale delle truppe, della loro lealtà e disciplina, che sotto il regno di Adriano diventò una «astrazione personificata» di cui si alimentava il culto, nonché della loro competenza;
3 - assicurarsi dell’atteggiamento dei provinciali;
4 - poter dare sussidi alle province che ne avessero avuto bisogno.
- Cambiamento di strategia: le conquiste di Traiano erano troppo estese per essere trattenute con successo, anche perché evidentemente non c’erano riserve di uomini a sufficienza. Adriano, allora, in Oriente terminò la ritirata iniziata da Traiano; altrove proseguì una politica di consolidamento in quanto l’impero doveva essere molto pronto a difendersi.
- Una legislazione imponente: in particolare egli si occupò del campo privato, ma la sua attività legislativa abbracciava tutti i settori: per i militari, i criminali, gli schiavi, ma fissò anche le regole per portare la toga.
- Amministrazione: Adriano se ne occupò innanzitutto istituendo ufficialmente il Consiglio imperiale, organismo permanente del potere centrale, comprendente senatori, cavalieri e giuristi, selezionati in ragione della loro competenza e divisi in due categorie sulla base delle loro retribuzioni.
- La successione: Adriano organizzò la sua successione in maniera assai curiosa, tanto che da sempre suscita curiosità e l’ingegnosità degli eruditi: adottò suo nipote acquisito Antonino, che dovette poi adottare un bambino di 7 anni, Vero, e un giovane uomo di 17, il futuro Marco Aurelio. Dal 138, sempre più ammalato, abbandonò l’incarico del potere a colui che lo avrebbe dovuto rimpiazzare.