Anca – Displasia congenita

Appunto audio Durata: 3 min 16 sec
Descrizione

Con questo termine si intende un complesso di anomalie di sviluppo e di conformazione dell'articolazione coxo-femorale, con malformazioni cotiloidea, cefalica e capsulo-legamentosa, in conseguenza delle quali vengono a modificarsi i normali rapporti articolari e l'articolazione tende, con il tempo, a sublussarsi o a lussarsi. E' forse la più importante deformità congenita, per la sua incidenza, per la sua evolutività, per le difficoltà terapeutiche e per la gravità dei danni funzionali ed estetici che provoca.

Tipologia

Università

Testo completo

Con questo termine si intende un complesso di anomalie di sviluppo e di conformazione dell'articolazione coxo-femorale, con malformazioni cotiloidea, cefalica e capsulo-legamentosa, in conseguenza delle quali vengono a modificarsi i normali rapporti articolari e l'articolazione tende, con il tempo, a sublussarsi o a lussarsi.
E' forse la più importante deformità congenita, per la sua incidenza, per la sua evolutività, per le difficoltà terapeutiche e per la gravità dei danni funzionali ed estetici che provoca.
In Italia è stata descritta con una frequenza che si aggira attorno al 2-3 %. della popolazione, con una preferenza per il sesso femminile in un rapporto di 5 a 1 rispetto al maschile.
Le regioni italiane più colpite sono l'Emilia Romagna (5%.) la Valle d'Aosta, le Marche, la Basilicata (4%.), la Lombardia, con particolare concentrazione nella Brianza (in alcuni paesi la displasia ha una incidenza superiore al 30%), meno la Sicilia e la Sardegna (0,1%.).
Tra i Paesi europei sono interessati in modo particolare gli abitanti dei paesi mitteleuropei e cioè i polacchi, gli spagnoli e gli italiani, i francesi ed i tedeschi.
La malformazione era già nota da IPPOCRATE (460-377 a.C.) che ne parla come conseguenza di trauma intrauterino.
Nel 1700 Verden fece una distinzione tra la forma congenita e quella acquisita; soltanto all'inizio del 1900 Hoffa, Paci e Lorenz cominciarono a chiarire la patogenesi della malattia e, nel 1913 Le Demany affermò che l'anca non è lussata alla nascita ma si lussa dopo l'inizio della deambulazione.
In passato si riteneva che la displasia congenita dell'anca fosse un "vizio di prima formazione" con il concetto del germe fetale.
Successivamente è stata sostenuta la teoria del "vizio di seconda formazione" che sostiene l'origine meccanica della deformità: attraverso i danni subiti nella vita endouterina le articolazioni diventano insufficienti ed il carico agisce poi da fattore scatenante la lussazione.
A sostegno di queste vi sono numerose teorie, tra cui:
- la teoria genetica sostenuta da Idelberger (1852) che afferma che la displasia e la lussazione congenita dell'anca sono ereditarie ma possono partecipare fattori ambientali;
- la teoria ormonale, secondo la quale alterazioni del metabolismo di alcuni ormoni (specie estrogeni) determinano una iperlassità dei legamenti, causa di lussazioni secondarie;
- la teoria muscolare, che parla di flaccidità muscolare nel periodo fetale.