Anca - Terapia per la displasia

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Descrizione

La TERAPIA della displasia congenita dell'anca consiste essenzialmente nell'atteggiare le anche in divaricazione. Questo atteggiamento rappresenta una profilassi per l'ulteriore evoluzione del danno articolare e pertanto deve essere attuato sempre anche quando soltanto esista il sospetto diagnostico. Esistono diversi tipi di divaricatore, ma sono essenzialmente riconducibili a due tipi: quelli che abducono e intraruotano e quelli che abducono ed extraruotano.

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La TERAPIA della displasia congenita dell'anca consiste essenzialmente nell'atteggiare le anche in divaricazione. Questo atteggiamento rappresenta una profilassi per l'ulteriore evoluzione del danno articolare e pertanto deve essere attuato sempre anche quando soltanto esista il sospetto diagnostico.
Esistono diversi tipi di divaricatore, ma sono essenzialmente riconducibili a due tipi: quelli che abducono e intraruotano e quelli che abducono ed extraruotano.
I primi spingono la testa femorale nella cavità acetabolare ma hanno lo svantaggio di indurre un ulteriore antiversione del collo; di questi si ricordano il divaricatore di Putti e quello di Forrester Brown; i secondi non portano la testa direttamente in acetabolo, ma agiscono diminuendo l'antiversione del collo femorale; tra questi si ricordano il divaricatore di Milgram, statico, e quello di Pavlich, dinamico, che lascia libertà di movimento alle anche.
La scelta tra le due forme di divaricazione non è casuale ma deve essere dettata dall'età del bambino e dal tipo di displasia: i divaricatori intraruotanti, considerando anche le complicazioni che possono comportare, come l'antiversione del collo del femore e la necrosi cefalica, sono indicati esclusivamente nella displasia acetabolare; quelli extraruotanti nei primi mesi di vita e nelle abituali forme di displasia; il divaricatore di Pavlich trova indicazione nelle sublussazioni precoci, in quanto favorisce la discesa della testa e quindi la riduzione.
Gli esiti del trattamento sono in rapporto alla precocità dell'inizio della cura, alla corretta esecuzione ed al danno anatomico iniziale.
La guarigione può avvenire in 3-4 mesi, come in 6 mesi o un anno. Al 18° mese di vita è doveroso fare un bilancio degli esiti della displasia.
Questo può indicarci:
1) guarigione completa
2) persistenza del danno anatomico
3) ulteriore evoluzione verso la lussazione.
Ciascuno di questi difetti residui deve essere trattato in modo opportuno, perché può rappresentare un pericolo immediato per la lussazione o un pericolo tardivo predisponendo ad una degenerazione artrosica dell'articolazione.
La terapia ha quindi anche lo scopo di prevenire le non rare artrosi dell'anca.
Il trattamento incruento dovrebbe essere protratto fino ai 18 mesi di età, salvo casi eccezionali, al di là dei quali è opportuno intervenire chirurgicamente per consentire una rapida riabilitazione al carico ed alla deambulazione. Questa deve iniziare sempre, per quanto possibile, prima del compimento dei due anni di età.