Avvento al potere di Settimio Severo

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Descrizione

Nel 193 il governatore della Pannonia Superiore, Settimio Severo, fu acclamato imperatore dalle sue truppe e regnò fino al 211 d.C. Egli si presentò come il vendicatore di Pertinace. Durante questi primi mesi neutralizzò il governatore della Britannia Clodio Albino, anche lui Africano come Severo, offrendogli il titolo di Cesare, che lo designava come suo eventuale successore. Prima di marciare su Roma, Severo venne a sapere che anche Pescennio Nigro si era proclamato imperatore in Siria, ad Antiochia, trascinando così in questa avventura tutto l’Oriente con l’Egitto.

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Testo completo

Nel 193 il governatore della Pannonia Superiore, Settimio Severo, fu acclamato imperatore dalle sue truppe e regnò fino al 211 d.C. Egli si presentò come il vendicatore di Pertinace.
Durante questi primi mesi neutralizzò il governatore della Britannia Clodio Albino, anche lui Africano come Severo, offrendogli il titolo di Cesare, che lo designava come suo eventuale successore.
Prima di marciare su Roma, Severo venne a sapere che anche Pescennio Nigro si era proclamato imperatore in Siria, ad Antiochia, trascinando così in questa avventura tutto l’Oriente con l’Egitto.
Severo era nato in Tripolitania. Sia dal lato materno che da quello paterno i suoi parenti erano notabili che si aiutavano spesso tra di loro, un cugino di suo padre, per esempio, gli fece ottenere il laticlavio. La sua carriera politica lo portò dal Senato fino al consolato nella Pannonia Superiore. Curiosamente, questo imperatore che farà molto per i suoi soldati non era mai stato tribuno militare e non aveva ricevuto che tardi i primi comandi militari. Innanzitutto, infatti, fu un amministratore energico. Conosceva bene l’impero, e aveva rapporti stretti con Pertinace.
Ricevette una formazione da giurista e da retore, parlava latino e greco oltre al punico. Sposò in seconde nozze Giulia Domna, da cui ebbe due figli: Caracalla, nato a Lione; e Geta, nato a Roma.
Del suo carattere si distinguono: attaccamento alla famiglia, alla sua città di origine; la facilità nel crearsi amicizie e relazioni che sapeva utilizzare bene; fiducia totale nell’astrologia, che gli dettava spesso la sua condotta; interesse per l’antichità e per la vita intellettuale.
Severo entrò in Italia e a Roma senza incontrare resistenze:
- il Senato lo riconobbe facilmente imperatore;
- Didio Giuliano, abbandonato, venne ucciso il giorno stesso dell’avvento di Settimio Severo;
Le sue prime misure furono quelle di:
- non mettere a morte alcun senatore senza l’accordo del Senato;
- riorganizzare la guarnigione romana;
- mettere a punto l’apoteosi di Pertinace;
- sorvegliare l’approvvigionamento della città.
Per quanto riguardava i pretoriani, essi, colpevoli dell’assassinio di Pertinace e di aver venduto l’impero, furono disarmati e le coorti sciolte.
Severo poteva allora rivolgersi contro Pescennio Nigro.
Pescennio Nigro, italico, percorse sia la carriera equestre che quella senatoria. Rappresentava un triplice pericolo:
- militare, perché possedeva 9 legioni;
- economico perché aveva il sostegno dell’Egitto;
- diplomatico in quanto aveva appoggi tra i re orientali e tra i Parti.
Aveva già lanciato una sua offensiva contro i Parti ed aveva conquistato la città di Bisanzio.
Settimio Severo, circondato dai suoi marescialli, invase la città di Bisanzio e riportò due vittorie che provocarono il passaggio dalla sua parte dell’Egitto, dell’Arabia e di altre città siriache, che verranno poi punite da Nigro.
Battuto nuovamente, Nigro ripiegò su Antiochia, battuta anch’essa e poi conquistata dalle truppe di Severo. Cercò rifugio sull’Eufrate, ma proprio qui venne catturato e ucciso. La Siria, troppo pericolosa e ambiziosa per la scalata alla porpora, fu divisa, e Antiochia, la città di Pescenngio Nigro, fu duramente punita.
In meno di due anni, Settimio Severo era riuscito a far tornare la pace e l’impero era di nuovo unito.
Caracalla, figlio di Settimio Severo, fu proclamato Cesare nel 195, e questo significava che Clodio Albino era di troppo. Venendo a sapere della nomina di un nuovo Cesare, Albino rivendicò il titolo di Augusto: nello stesso anno,  Albino venne dichiarato nemico pubblico. Egli lasciò la Britannia con le sue truppe, passò in Gallia e vi raccolse la quasi totalità del paese: contro di lui, gli eserciti del resto dell’impero.
All’inizio Severo penetrò in Gallia e iniziò la battaglia decisiva a Lione. Albino, sconfitto, si uccise. Lione venne saccheggiata e bruciata; i partigiani provinciali di Albino vennero ricercati e giustiziati, e a Roma 29 senatori furono messi a morte. Settimio Severo, insomma, era il solo padrone dell’impero.
Settimio Severo riusciva a vincere contro tutti perché:
- le sue truppe erano le più numerose e le meglio addestrate;
- Severo non era un genio strategico, anzi assai mediocre: secondo Cassio Dione la battaglia di Lione fu il suo primo vero incarico militare, ma seppe circondarsi di generali valorosi, che formarono il nucleo di una nuova aristocrazia;
- rifiutò sempre ogni negoziato o divisione del potere;
- era violento e feroce durante le rappresaglie, e pronunciò un elogio pubblico della crudeltà di Silla, di Mario e di Augusto;
- utilizzò molto le monete, i libelli, copie di proclami imperiali, la diffusione di profezie e presagi che lo presentavano come il vincitore assoluto. Non erano cose nuove, ma sicuramente non furono mai sfruttate con tanta intensità.
Secondo Cassio Dione, inoltre, Severo era il più intelligente tra i pretendenti: seppe meglio di chiunque apparire come il vendicatore di Pertinace, usare tutti i mezzi di cui disponeva, animare un solido gruppo di amministratori e di generali.