Avvento e signoria di Pompeo Minus

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Descrizione

Figlio di Gneo Pompeo Strabone, signore del Piceno durante la guerra sociale, Pompeo Minus fu assai presto aiutato dalla sorte: prima ereditò un’importante clientela dal padre, poi scelse il campo di Silla quando costui sbarcò a Brindisi. Ebbe il merito di uscire vincitore e in Africa, dove era stato inviato contro i partigiani di Mario, e dove i suoi soldati lo salutarono con l’appellativo Magnus, che nessuno aveva mai portato dopo Alessandro Magno. Nel 79, all’età di circa trent’anni, celebrò a Roma il suo primo trionfo.

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Testo completo

Figlio di Gneo Pompeo Strabone, signore del Piceno durante la guerra sociale, Pompeo Minus fu assai presto aiutato dalla sorte: prima ereditò un’importante clientela dal padre, poi scelse il campo di Silla quando costui sbarcò a Brindisi. Ebbe il merito di uscire vincitore e in Africa, dove era stato inviato contro i partigiani di Mario, e dove i suoi soldati lo salutarono con l’appellativo Magnus, che nessuno aveva mai portato dopo Alessandro Magno. Nel 79, all’età di circa trent’anni, celebrò a Roma il suo primo trionfo.
Dovette i primi successi sicuramente a Silla, alla sua smisurata ambizione, all’assenza di scrupoli e alla capacità di utilizzare a suo vantaggio le situazioni pericolose che lo contraddistinguevano.
Rivendicando il consolato per il 79 a.C. si inimicò Silla e si era alleato con i «nobili» contro il dittatore. Pompeo apparve per questo, dopo il ritiro di Silla, come l’uomo del Senato. Sposò una parente dei Metelli anche lui e appoggiò la candidatura al consolato di M. Emilio Lepido, nemico acerrimo di Silla, prima di combatterlo e di imporsi anche su di lui.
Definito «una vera canaglia», Lepido non aveva potuto accedere ad un secondo consolato, e decise allora di sollevare l’Etruria e la Cisalpina. Pompeo riuscì a neutralizzarlo.
Sertorio era un eccellente ufficiale originario della Sabina, era un popolare, e aveva saputo conquistare il cuore e l’animo degli Spagnoli durante il suo governo. Sognò di restaurare a Roma uno stato democratico partendo dalla Spagna. Tenne testa a Metello e a Pompeo inviati in Spagna contro di lui. Roma si trovò minacciata, e decise allora di conferire a Pompeo un imperium infinitum maius. Egli riuscì ad annientare Sertorio, che venne assassinato da uno dei suoi luogotenenti.
Pompeo si affrettò a dar man forte a Crasso, che disperava di vincere. La vittoria fu ottenuta, e Pompeo rientrò a Roma pieno di gloria e divorato dall’ambizione. Un’ambizione che inizia a spaventare il Senato, contro il quale si formerà un’alleanza tra Pompeo e Crasso, che troverà in seguito il suo campo di azione in Oriente.
Entrambi assetati di potere ma minimamente in contrasto, Crasso e Pompeo si misero d’accordo per costringere il Senato ad accordare il diritto di presentarsi insieme al consolato, cosa che era legalmente impossibile dato che Crasso aveva appena rivestito la pretura, e avrebbe dovuto aspettare almeno un anno prima di candidarsi alla magistratura superiore, per non parlare di Pompeo che non era mai stato magistrato, ma era ancora cavaliere.
L’accordo del Senato, però, rendeva la loro candidatura legale. Era un nuovo colpo di stato, un nuovo colpo per le istituzioni repubblicane, ma certamente un accordo pacifico, privo di scontri civili.
I due, Crasso e Pompeo, diventati ormai consoli, ne approfittarono per ripristinare tutte le leggi sillane, per esempio:
- i tribuni recuperarono i loro poteri;
- la censura venne ristabilita, ed i nuovi censori radiarono 64 senatori considerati corrotti;
- furono iscritti nelle liste altri cittadini italici;
- i cavalieri riottennero il loro posto nelle giurie dei tribunali a scapito dei senatori, nello stesso momento in cui veniva giudicato Verre (ex propretore della Sicilia) accusato da Cicerone. Pompeo passerà dalla parte dei cavalieri, dei quali favorisce l’avidità negli affari finanziari delle province.
In quel momento Roma si trovava di fronte a molteplici pericoli: dalle scorribande dei pirati nel mediterraneo alle incursioni dei barbari, fino ai nuovi intrighi di Mitridate in Asia.
Pompeo assunse allora l’incarico della guerra contro i pirati, facendosi concedere, con l’appoggio del giovane senatore Gaio Giulio Cesare, poteri eccezionali: per tre anni ricevette il comando supremo su tutti i mari e le coste, dal Bosforo fino alle colonne d’Ercole.
Mai un imperator aveva racchiuso in sé così tanti poteri, e questo era un ulteriore segno del degrado delle istituzioni repubblicane.
Nel corso di una campagna-lampo di 3 mesi Pompeo distrusse la pirateria in tutto il Mediterraneo. Sulla scia di questo successo si lanciò in una campagna contro Mitridate, forte della lex Manilia, propagandata da Cicerone nella De imperio Cn. Pompei, dove l’oratore cercava di convincere il popolo ad accettare il decreto che avrebbe permesso a Pompeo di avere grandi poteri e ricchezze da sfruttare nella sua guerra. L’imperium che gli veniva concesso era di nuovo illimitato. Questo «costruttore di impero» organizzava l’Oriente in province circondate da regni protetti e da una corona di stati devoti a Roma. A Roma vi tornò solo dopo aver sconfitto quattordici nazioni.
L’imperator vincitore avrebbe potuto impadronirsi del potere civile, tuttavia egli aveva il timore di agire nel quadro costituzionale. E poi sentiva che in sua assenza Cesare stava prendendo piede politicamente, grazie alle numerose vittorie in battaglia. Pompeo, da parte sua, per evitare la guerra civile, licenziò le sue truppe e si accontentò di chiedere gli onori del trionfo: nel corso di due giorni fu celebrato il trionfo più fastoso mai visto e fu costruito nel Campo Marzio un primo teatro permanente in pietra. Pompeo vi era raffigurato con una statua che lo eroizzava mentre reggeva un globo, simbolo del mondo e dunque simbolo di padrone del mondo (kosmokrator).