Caracalla

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Descrizione

Caracalla regnò dal 212 al 217 d.C. Sia nel campo della politica interna che alle frontiere seguì i principi di suo padre. Opera interna: - Militare: reclutamento più indulgente; aumento del soldo; aumento dei vantaggi al congedo dalle battaglie. - Amministrativo: In generale, l’aumento del numero dei funzionari segnalò la continuità della politica paterna. - Fiscale e finanziario: Alla morte di Settimio Severo le casse dello Stato erano sane. Ma per poter continuare a pagare le spese militari e i grandi lavori, come le terme sull’Aventino e le strade, erano necessarie altre misure, così furono aumentate alcune imposte e fu introdotta la possibilità di prelevare l’imposta in natura o in lavoro.

Tipologia

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Testo completo

Caracalla regnò dal 212 al 217 d.C. Sia nel campo della politica interna che alle frontiere seguì i principi di suo padre.
Opera interna:
- Militare: reclutamento più indulgente; aumento del soldo; aumento dei vantaggi al congedo dalle battaglie.
- Amministrativo: In generale, l’aumento del numero dei funzionari segnalò la continuità della politica paterna.
- Fiscale e finanziario: Alla morte di Settimio Severo le casse dello Stato erano sane. Ma per poter continuare a pagare le spese militari e i grandi lavori, come le terme sull’Aventino e  le strade, erano necessarie altre misure, così furono aumentate alcune imposte e fu introdotta la possibilità di prelevare l’imposta in natura o in lavoro.
Queste misure fiscali furono accompagnate da una doppia riforma finanziaria:
- svalutazione della moneta in oro;
- creazione di una nuova moneta, l’Antoninianus, un pezzo d’argento più pesante del denaro «tradizionale», che venne svalutato: valeva nell’uso 2 denari.
- Civile: È in campo civile che abbiamo la riforma più importante di Caracalla, cioè la cosiddetta Constitutio Antoniniana del 212, chiamata anche «editto di Caracalla», che consisteva nell’estensione della cittadinanza romana  «a tutti i peregrini che sono sulla terra, salvo per i dediticii».
In questo modo, tutti gli abitanti liberi del mondo romano, divenuti cittadini romani a tutti gli effetti, potevano conservare i loro costumi, il loro diritto indigeno, per quanto desideravano. Solo i dediticii non beneficiavano di questo vantaggio, nonostante fossero diventati anch’essi cittadini romani. Questa costituzione segnò l’esito della politica di romanizzazione, e non imponeva in alcun modo il diritto privato romano.
I motivi di questo editto sono stati molto discussi, e parecchie motivazioni sono da prendere in considerazione:
- In primo luogo ragione economica e finanziaria, quella che già Cassio Dione invocava, cioè il fatto che i peregrini divenuti cittadini romani dovevano pagare l’imposta sulla successione, proprio quella che durante il regno di Caracalla era stata aumentata.
- In secondo luogo l’opinione di giuristi e burocrati che sostengono che un impero in cui lo status delle persone era più uniforme alleggeriva il lavoro di uffici e tribunali.
- In terzo ed ultimo luogo motivi religiosi, perché questa costituzione favoriva l’unità religiosa: per molti storici questa sarebbe la motivazione principale che avrebbe spinto Caracalla all’editto.
Difesa delle frontiere:
Secondo Cassio Dione, Caracalla disse «voglio finire la mia vita in guerra»: effettivamente, da un anno dopo la sua salita al potere fino alla sua morte l’imperatore combatté senza interruzione su tutte le frontiere.
Nel 217 fu pugnalato a Carre da un ufficiale del pretorio per ordine del suo prefetto Macrino.