Caravaggio - Prime esperienze

Appunto audio Durata: 5 min 35 sec
Descrizione

«Deve molto questa nostra età a Michelangelo da Caravaggio, per il colorir che ha introdotto, seguito adesso assai comunemente». Quando Giulio Mancini, stimato medico di papa Urbano VIII ed esperto conoscitore d’arte, scrive verso il 1620 questo lusinghiero giudizio sul pittore, Caravaggio è morto da appena dieci anni e sul suo particolarissimo stile si fonda ormai una vera e propria «schola» che fa proseliti soprattutto fra i giovani artisti.

Tipologia

Superiori

Testo completo

«Deve molto questa nostra età a Michelangelo da Caravaggio, per il colorir che ha introdotto, seguito adesso assai comunemente». Quando Giulio Mancini, stimato medico di papa Urbano VIII ed esperto conoscitore d’arte, scrive verso il 1620 questo lusinghiero giudizio sul pittore, Caravaggio è morto da appena dieci anni e sul suo particolarissimo stile si fonda ormai una vera e propria «schola» che fa proseliti soprattutto fra i giovani artisti. Eppure, accanto alle lodi, gli stessi sostenitori di Merisi non possono fare a meno di manifestare spesso imbarazzo o riprovazione nei confronti di questo artista ribelle e scomodo che, come afferma lo stesso Mancini, «non si può negare che fusse stravagantissimo, e con queste sue stravaganze non si sia tolto qualche dicina d’anni di vita et minuitasi in parte la gloria acquisita». Non è possibile infatti parlare di Caravaggio  ignorando la sua vita movimentata e avventurosa che si conclude, dopo anni passati a sfuggire dal mandato di cattura per omicidio spiccato nei suoi confronti dal tribunale pontificio, in modo drammatico a Porto Ercole nel 1610, quando l’artista non ha ancora quarant’anni.

La breve e straordinaria vita di Michelangelo Merisi ha dunque inizio a Milano nel 1571, probabilmente il 29 settembre, festa di san Michele Arcangelo. Figlio primogenito nato dalle seconde nozze di Fermo Merisi con Lucia Aratori, Michelangelo trascorre la sua adolescenza insieme ai fratelli Giovan Battista e Caterina e i due fratellastri, tra Milano e il piccolo borgo nel bergamasco da cui provengono entrambi i genitori e dove la famiglia si trasferisce per sfuggire probabilmente alla terribile pestilenza che devasta Milano nel 1577. Fermo, definito nei documenti “magister” - qualifica che al tempo designava tanto gli artigiani quanto gli architetti o i pittori -, era maestro di casa dei signori di Caravaggio. A conferma dei rapporti di stima e protezione che legavano la famiglia Merisi agli Sforza, i documenti informano che il marchese Francesco I - marito di Costanza Colonna, figlia del celebre Marcantonio, l’eroe della battaglia di Lepanto - partecipa alle nozze di Fermo e Lucia in qualità di testimone. Questi legami avranno grande importanza in seguito, quando a Roma Caravaggio potrà contare in più occasioni sull’aiuto e l’appoggio della potente famiglia Colonna.

Nel 1578 Fermo muore, forse di peste, e qualche anno dopo il tredicenne Michelangelo viene mandato a studiar pittura a Milano nella bottega di Simone Peterzano, il quale nel contratto datato 6 aprile 1584 si impegna a tenere per quattro anni presso di sé il giovane. Questa è l’unica notizia certa riguardo la formazione di Caravaggio. La frequentazione della bottega di Peterzano, un tardo manierista che si firmava «Titiani alumnus», potrebbe giustificare l’influsso del tonalismo veneto che si avverte nelle opere giovanili di Merisi, tuttavia è probabile che il giovane apprendista abbia visto e meditato anche le opere sparse nelle chiese di Bergamo, Brescia e Cremona, città vicine a Caravaggio. Gli scorci paesaggistici, gli atteggiamenti dei personaggi, l’attenzione per la rappresentazione puntigliosa e verosimile della realtà, così come la tavolozza ricca di morbidi accordi cromatici che caratterizzano le opere di Moretto, Savoldo, Romanino o dei Campi, si ritrovano anche nelle prime opere di Caravaggio realizzate in seguito a Roma.

Terminato il periodo di apprendistato, Michelangelo torna forse a Caravaggio - dove nel 1589 vende la metà di un terreno ricevuto in eredità dal padre -, ma non si può escludere che facesse la spola tra il piccolo borgo e Milano, dove risiedeva lo zio prete, Ludovico Merisi. Questi nel 1590, alla morte della madre di Merisi, diviene il tutore dei ragazzi. Secondo alcuni biografi, ormai diciannovenne, Michelangelo avrebbe già dato le prime avvisaglie del suo carattere inquieto e violento. Scrive infatti Mancini che durante il suo soggiorno milanese Caravaggio «di quando in quando facesse qualche stravaganza causata da quel calor e spirito così grande», e l’abate Bellori aggiunge che «essendo egli d’ingegno torbido, e contentioso, per alcune discordie» è costretto a fuggire da Milano. Sempre Bellori, in una postilla alla vita di Caravaggio scritta da Giovanni Baglione, afferma che l’artista si sarebbe macchiato dell’omicidio di un compagno e dopo aver passato un anno in carcere, avrebbe deciso di cambiar città. Non sappiamo quanto ci sia di vero in questa notizia, frutto forse della fantasia dei biografi influenzati dalla fama di artista ribelle e maledetto che si andava affermando, tuttavia, comunque siano andati i fatti, i documenti informano che nel maggio del 1592 Michelangelo torna a Caravaggio. Da qui, incassato quanto ancora gli spetta dell’eredità materna, parte alla volta di Roma, dove nel frattempo si è trasferito lo zio prete.