Categorie di reddito nella ire

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Descrizione

L’Ire si applica alla somma dei redditi del soggetto passivo. Il reddito complessivo è formato da tutti i redditi posseduti per i residenti e dai redditi prodotti nel territorio dello Stato per i non residenti. I redditi delle persone fisiche sono divisi in sei tipologie differenti: 1. redditi fondiari; 2. redditi da capitale; 3. redditi da lavoro dipendente; 4. redditi da lavoro autonomo; 5. redditi di impresa; 6. altri redditi. La suddivisione dei redditi in tipologie è importante, perché i criteri di determinazione della base imponibile previsti dal legislatore sono significativamente differenti. Vediamole in dettaglio.

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Testo completo

L’Ire si applica alla somma dei redditi del soggetto passivo. Il reddito complessivo è formato da tutti i redditi posseduti per i residenti e dai redditi prodotti nel territorio dello Stato per i non residenti. I redditi delle persone fisiche sono divisi in sei tipologie differenti:
1.redditi fondiari;
2.redditi da capitale;
3.redditi da lavoro dipendente;
4.redditi da lavoro autonomo;
5.redditi di impresa;
6.altri redditi.
La suddivisione dei redditi in tipologie è importante, perché i criteri di determinazione della base imponibile previsti dal legislatore sono significativamente differenti. Vediamole in dettaglio.
Redditi fondiari
I redditi fondiari sono quelli che derivano dall’uso economico dei terreni e dei fabbricati situati nel territorio dello Stato. Il sistema di imposizione dei redditi fondiari è definito su base catastale. Il criterio di reddito adottato dal legislatore è quello di reddito normale. I redditi fondiari si distinguono a loro volta in tre categorie:
a)redditi dominicali dei terreni derivanti dall’utilizzo del terreno per attività agricole. Il reddito dominicale è calcolato sulla base di tariffe d’estimo, che definiscono la redditività dei terreni in base alla posizione e alla produttività media. Le tariffe d’estimo stabilite dalla legge catastale determinano forfetariamente il reddito fondiario per particelle catastali, aventi ciascuna medesima qualità e classe di colture. La determinazione forfetaria tiene conto anche delle spese di manutenzione, di amministrazione e di tutte le spese che incidono direttamente sulla produzione del reddito. Le tariffe sono sottoposte a revisioni periodiche;
b)redditi agrari. Appartengono a questa tipologia i redditi medi che vengono ottenuti dall’uso di capitale e di lavoro nell’esercizio di attività agricole sui terreni. Anche il reddito agrario è determinato in base a tariffe d’estimo;
c)redditi dei fabbricati. Sono costituiti dai redditi medi ordinari che possono essere ottenuti dalle unità immobiliari urbane. Anche questo tipo di reddito è determinato attraverso l’applicazione dei coefficienti di estimo catastale. È attualmente in fase di realizzazione un radicale rinnovamento dei metodi di calcolo del reddito degli immobili.

I redditi di capitale sono i proventi derivanti dall’impiego di capitale finanziario che non sono percepiti nell’ambito del reddito d’impresa. Caratteristica importante di questa tipologia è la tassazione alla fonte: il soggetto che li eroga (l’intermediario finanziario) è tenuto ad effettuare una ritenuta proporzionale a titolo d’imposta per le persone fisiche e a titolo di acconto per le persone giuridiche. Fanno fare parte di questa tipologia di reddito i proventi dei capitali dati a mutuo, gli interessi sui depositi, sui conti correnti, sui titoli e sulle obbligazioni. I dividendi distribuiti ai proprietari di azioni non fanno parte della base imponibile dell’Ire e quindi non subiscono una tassazione progressiva.

La categoria dei redditi da lavoro dipendente comprende tutti i redditi che derivano da rapporti aventi per oggetto prestazioni di lavoro alle dipendenze o sotto la direzione di altri. Il reddito è costituito da tutti i compensi ed emolumenti percepiti nel periodo d’imposta in dipendenza del lavoro prestato. Costituiscono reddito da lavoro dipendente anche le pensioni e gli assegni ad esse equiparati. Sono assimilati a quelli di lavoro dipendente una serie di redditi quali le rendite dei fondi pensioni e quelle in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita, i compensi percepiti da soggetti impegnati in lavori socialmente utili, le indennità parlamentari, ecc.. I redditi sono tassati con ritenuta alla fonte operata dal datore di lavoro, che svolge la funzione di sostituto d’imposta versando mensilmente all’erario il debito d’imposta dovuto dal lavoratore sul reddito lordo. Il reddito imponibile è definito dalla somma dei compensi in denaro e in natura percepiti nel periodo d’imposta. Si utilizza quindi una misura di reddito lordo. I costi per la produzione del reddito sono considerati in fase di determinazione dell’imposta tramite detrazioni per carichi di lavoro.

I redditi da lavoro autonomo sono quelli che derivano dall’esercizio di un’arte o di una professione. Tali redditi sono caratterizzati da alcuni elementi distintivi comuni:
esercizio di attività per professione abituale. L’abitualità assurge a rango di elemento distintivo del reddito di lavoro autonomo, e lo distingue dai “redditi diversi” prodotti occasionalmente;
esercizio di attività diverse da quelle di impresa.
Il legislatore ha assimilato a reddito da lavoro autonomo una serie di altre attività:
a.i redditi derivanti dall’utilizzazione economica da parte dell’autore di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, etc.;
b.le attività derivanti da partecipazione ad associazioni in partecipazione ove la qualità di associato prevede un apporto prevalentemente di lavoro (e non di capitali);
c.le partecipazioni agli utili spettanti ai promotori e fondatori di società di capitali.
Il reddito derivante dall’esercizio di arti o professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione.
Per i redditi assimilati a quelli di lavoro autonomo infine sono previste forme forfetarie di determinazione delle spese.

I redditi d’impresa sono quelli derivanti dall’esercizio di imprese commerciali ancorché non organizzate in forma d’impresa. Il riferimento generale per la determinazione del reddito d’impresa è l’utile netto (o perdita), che risulta dal conto economico. La base imponibile è ottenuta dopo che all’utile sono state applicate le variazioni positive e negative previste dalla normativa fiscale. Il reddito imponibile è calcolato in base al criterio di competenza. Le componenti positive del reddito sono:
a)i ricavi: sono le componenti positive di reddito che derivano dalla cessione di beni e dalla prestazione di servizi alla cui produzione e scambio è diretta l’attività di impresa. Sono comprese nei ricavi anche le cessioni di materie prime e semilavorati acquistati per essere impiegati nell’attività di impresa e i corrispettivi delle cessioni di azioni, quote, obbligazioni ed altri titoli;
b)le variazioni positive delle rimanenze: si tratta della variazione delle scorte. Se questa è positiva concorre alla formazione della base imponibile. I problemi di valutazione delle rimanenze derivano dal fatto che i prezzi dei beni possono variare da un periodo d’imposta a quello successivo;
c)le plusvalenze patrimoniali: si realizzano se la cessione di cespiti immobilizzati è effettuata ad un importo superiore a quello del suo costo storico al netto degli ammortamenti;
d)le sopravvenienze attive: si tratta di proventi conseguiti a fronte di costi od oneri già dedotti in precedenti periodi di imposta oppure derivanti dalla sopravvenuta insussistenza di costi e passività iscritte in bilancio;
e)i dividendi: sono proventi che derivano all’impresa dal possesso di azioni di società di capitali.
Le componenti negative di reddito sono:
a)i costi di esercizio: sono quelli che l’impresa sostiene per le retribuzioni e per l’acquisto di materie prime, semilavorati e merci inerenti all’attività svolta;
b)le minusvalenze: sono deducibili solo se realizzate e regolarmente iscritte in bilancio;
c)le sopravvenienze passive,
d)gli interessi passivi: rappresentano il costo dell’indebitamento e non sono integralmente deducibili dalla base imponibile, ma solo in relazione al rapporto tra i ricavi e i proventi che concorrono a determinare il reddito complessivo;
e)gli ammortamenti: sono elementi di costo che corrispondono alla ripartizione su più periodi del valore dei beni strumentali. Il criterio adottato dal legislatore per il calcolo degli ammortamenti è quello delle rate costanti. Il costo del bene da ammortizzare è quello storico e il periodo di ammortamento è fissato dal Ministero delle Finanze in base alla categoria dell’investimento, alla tipologia dell’impresa e al settore di attività.
Il sistema fiscale prevede, per la tassazione del reddito d’impresa, una serie di regimi speciali di particolare interesse data la struttura produttiva italiana nella quale la diffusione delle imprese di dimensione medio-piccola e a carattere famigliare è maggiore che nelle principali nazioni europee. Alle imprese di dimensione minore è possibile scegliere regimi di tassazione semplificata.
I redditi diversi
È prevista una categoria residuale all’interno della quale confluiscono i redditi imponibili non compresi nelle cinque precedenti categorie. I redditi più significativi sono:
a)le plusvalenze realizzate mediante la lottizzazione di terreni, le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di immobili, di partecipazioni in società di capitali o enti commerciali, di titoli finanziari, ecc.
b)i proventi derivanti da vincite, concorsi a premi e lotterie;
c)i redditi occasionali da lavoro autonomo;
d)i redditi di beni immobili situati all’estero;
e)i redditi derivanti dall’utilizzazione economica di opere dell’ingegno, brevetti e diritti d’autore realizzati nell’ambito di attività d’impresa;
f)le indennità di trasferta;
g)i redditi derivanti da attività commerciali non svolte abitualmente.
Anche per questi redditi si applica un regime particolare, che consiste in una imposta sostitutiva che può essere del 27% o del 12,5% (a seconda che si tratti di cessione di partecipazioni qualificate o meno). Il contribuente può tuttavia optare per la tassazione d’acconto, e quindi riportare i guadagni di capitale nel reddito complessivo dell’IRPEF.