Commodo

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Descrizione

Con Commodo, che regnò dal 180 al 192 d.C., per la prima volta un imperatore era nato nella porpora: la sua educazione era stata curata, era stato preparato alle sue funzioni, ed era co-imperatore dal 177. Alla morte di suo padre Marco Aurelio era il solo vivente dei figli dell’imperatore, così diventò successore di suo padre senza la minima difficoltà, si era ritornati infatti al principio di una monarchia ereditaria.

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Testo completo

Con Commodo, che regnò dal 180 al 192 d.C., per la prima volta un imperatore era nato nella porpora: la sua educazione era stata curata, era stato preparato alle sue funzioni, ed era co-imperatore dal 177.
Alla morte di suo padre Marco Aurelio era il solo vivente dei figli dell’imperatore, così diventò successore di suo padre senza la minima difficoltà, si era ritornati infatti al principio di una monarchia ereditaria.
Nel 180 rimase sul Danubio, dove negoziò una pace con i Quadi e i Marcomanni, poi raggiunse Roma.
Nel 182 ci fu il Complotto di Lucilla, sua sorella, con alcuni senatori. All’ultimo la cospirazione fu sventata. Da questo momento in poi Commodo visse nella paura di essere assassinato: diffidò del Senato, inaugurò un regno di terrore, fece giustiziare alcuni amici di Marco Aurelio e lasciò governare a suo nome, per dedicarsi invece ad una vita completamente dissoluta, cioè piena di vizi.
Tra il 182 e il 185 ci fu il Governo del prefetto del pretorio Tigidio Perenne. Quest’ultimo era assai competente sul piano militare: sorvegliò con attenzione le frontiere, ma intraprese una politica fin troppo personale favorendo i cavalieri contro i senatori e tentò perfino di elevare suo figlio alla porpora. Venne massacrato dai soldati.
Tra il 185 e il 189 ci fu il governo del ciambellano Cleandro, ex-schiavo. Mentre Commodo non mostrò alcun interesse se non quello per le corse dei carri e i combattimenti a teatro, Cleandro vendette le cariche, degradò il Senato e le magistrature, fece uccidere grandi personaggi, si fece nominare prefetto del pretorio prima di essere giustiziato su ordine dell’imperatore per placare la folla romana affamata e in rivolta.
Il periodo tra il 190 e il 192 fu caratterizzato da complotti vari, veri o falsi, omicidi, amanti (in particolare Marcia), e intrighi. Commodo mostrò i segni di una follia mistica: pretendeva di essere Ercole, rifondò la città di Roma che perse il suo nome e diventò una colonia commodiana; chiamò le flotte, le legioni, la città di Cartagine e i mesi dell’anno con epiteti che si attribuiva, come Exsuperatorius, «colui che domina su tutti», titolo che denotava un’influenza dell’astrologia orientale e della riflessione teologica greca.
Mise a morte diverse personalità. Tre di queste future vittime, tra cui la sua amante Marcia, superarono in velocità Commodo, lo avvelenarono e lo strangolarono il 31 dicembre del 192.
La follia di Commodo ebbe ripercussioni soltanto nella città. L’impero non ne soffrì quasi: la macchina amministrativa girava da sola; il Consiglio imperiale e gli uffici centrali prendevano decisioni che l’imperatore siglava.
Ma ci fu una modifica: il prefetto del pretorio era divenuto funzionario equestre di rango più elevato, una sorta di vice-imperatore che dirigeva il Consiglio imperiale. Disordini furono segnalati in Britannia e in Gallia.
In realtà il regno di Commodo è poco conosciuto, anche perché l’insieme delle fonti che ne parlano recita la solita litania dei «cattivi imperatori». Nonostante ciò sappiamo che Settimio Severo non si vergognò di dichiararsi fratello di Commodo.
Con la sua morte finirono una dinastia e un’epoca. Si aprì un nuovo periodo di crisi, la più grave dopo l’anno dei quattro imperatori.