Compromesso istituzionale di Ottavio

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Descrizione

Nel 28 Ottavio inaugurò il suo sesto consolato con Agrippa come collega: i due consoli restarono a Roma tutto l’anno, organizzarono un census e il Senato fu rinnovato. Ottavio divenne princeps senatus, cioè il primo che parlava durante le assemblee, quello che era in grado – dunque – di orientare le udienze. Nello stesso anno furono emanate leggi morali e suntuarie che aumentarono i privilegi dei buoni cittadini: la Repubblica di un tempo sembrava restaurata.

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Testo completo

Nel 28 Ottavio inaugurò il suo sesto consolato con Agrippa come collega: i due consoli restarono a Roma tutto l’anno, organizzarono un census e il Senato fu rinnovato. Ottavio divenne princeps senatus, cioè il primo che parlava durante le assemblee, quello che era in grado – dunque – di orientare le udienze. Nello stesso anno furono emanate leggi morali e suntuarie che aumentarono i privilegi dei buoni cittadini: la Repubblica di un tempo sembrava restaurata.
Nel 27 Ottavio rimise tutti i suoi poteri al Senato, che di contro lo pregava di restare. Si giunse allora ad un compromesso, che sarebbe durato parecchi secoli:
- per dieci anni Ottavio riceveva il comando delle province in cui stazionavano le truppe, e questo imperium proconsolare gli sarebbe stato rinnovato fino alla sua morte (per periodi di dieci e cinque anni). Ora Ottavio disponeva del potere legale che gli mancava;
- il Senato, per parte sua, conservava la gestione delle province pacificate, cioè che non comportavano un esercito: questo elemento fece pensare che forse il Principato di Augusto fosse stata una diarchia, ma considerando il fatto che abbiamo notizia di cinque editti di Augusto a Cirene, sappiamo che l’imperatore intervenne anche nelle province senatorie come nelle sue.
Vennero inoltre emanati tre decreti:
1) Assegnazione del titolo di Augustus, che Ottavio porterà come cognome. Questo termine era ripreso dal gergo religioso: se per Svetonio si lega ad «augurio», per Livio, invece, si oppone ad humanus. La parola prende tutto il suo valore se però la si lega a quella di auctoritas, infatti Augustus è «il portatore di auctoritas». Tutto quello che Ottavio compirà da questo momento in poi, dunque, sarà aumentato da una qualità superiore, in rapporto con la divinità. Erano stati proposti anche Romulus o Quirinus, ma erano stati poi scartati perché evocativi fin troppo del potere regio. Dal 27, insomma, Ottavio divenne Imperator Caesar Divi Filiius Augustus, nome che segnala il suo imperium, la sua filiazione divina («figlio del Divino»), il cognomen Caesar che diventa «nome di famiglia», nonché la sua nuova qualità di «portatore di auctoritas».
2) Conferimento dell’alloro e della corona civile come allusione al suo trionfo, e al suo ruolo di salvatore della patria.
3) Affissione di uno scudo d’oro nella Curia con le parole di virtus, clementia, iustitia e pietas: la virtus come qualità dell’uomo; la clementia è la generosità, valore tradizionalmente affibbiato anche a Cesare suo padre; la iustitia era valore fondamentale per poter esercitare il potere e dimostrarsi equi con il prossimo; la pietas comprendeva invece tutto ciò che ognuno doveva alla divinità, ai parenti e alla propria civitas.
Dal 27 al 23 a.C. Augusto non chiederà che di esercitare il consolato, che gli permetteva di esercitare una sorta di tutorato su Roma, sull’Italia e sugli altri magistrati.