Concordato preventivo e studi di settore

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Descrizione

Per superare l’inefficacia delle procedure accertative, il legislatore ha previsto il concordato triennale preventivo come prototipo sperimentale di un nuovo metodo di accertamento nel settore dell’imposizione sui redditi. L’inserimento di tale istituto tra gli strumenti che, nell’ambito della riforma dell’imposta sul reddito, consentiranno la realizzazione dell’obiettivo della semplificazione indica che esso non costituirà, al pari dei condoni, un espediente temporaneo di definizione, ma si integrerà a pieno titolo, attraverso anche il potenziamento degli studi di settore, tra gli ordinari metodi accertativi del sistema riformato.

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Testo completo

Per superare l’inefficacia delle procedure accertative, il legislatore ha previsto il concordato triennale preventivo come prototipo sperimentale di un nuovo metodo di accertamento nel settore dell’imposizione sui redditi. L’inserimento di tale istituto tra gli strumenti che, nell’ambito della riforma dell’imposta sul reddito, consentiranno la realizzazione dell’obiettivo della semplificazione indica che esso non costituirà, al pari dei condoni, un espediente temporaneo di definizione, ma si integrerà a pieno titolo, attraverso anche il potenziamento degli studi di settore, tra gli ordinari metodi accertativi del sistema riformato.
Il concordato dovrebbe caratterizzarsi per la maggiore partecipazione del contribuente nel procedimento amministrativo di accertamento tributario, in modo da individuare una “giusta” imposta che, seppur non condivisa, quanto meno sia accettata dal contribuente, tramite la manifestazione del consenso. Si tratta quindi di un istituto di accertamento tributario, con il fondamentale apporto del contribuente, che dovrebbe concretarsi in un accordo tra quest’ultimo e l’Amministrazione finanziaria.
Con la riforma quindi non è stato istituito un sistema di accertamento rigido, ma partendo dalle risultanze degli studi di settore, si è inteso determinare il quantum dovuto dal contribuente per il futuro, anche se l’obbligazione tributaria non è ancora venuta a giuridica esistenza. In sostanza il concordato preventivo è un’ opportunità fiscale che viene offerta al contribuente, che dovrà decidere fra due possibilità:
1.il pagamento di un ammontare di imposta prefissato dal fisco, essendo in contropartita esentato da accertamenti fiscali, oppure
2.il pagamento soltanto di ciò che il contribuente ritiene sia dovuto, restando però soggetto alla possibilità di accertamento.
I contribuenti ammessi al concordato sono le imprese, i professionisti, le società di persone, gli studi associati e le società di capitali che rientrano nei limiti dimensionali degli studi di settore. Pagando un premio, il contribuente elimina la sua esposizione al rischio di accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria, poiché il concordato preventivo consente di limitare il rischio di accertamento e/o di distorsione fiscale cui i contribuenti sono sottoposti nell’ambito del normale sistema tributario. Inoltre, il concordato determina:
1.la previsione di una tassazione agevolata delle imposte sul reddito e, in talune ipotesi, dei contributi;
2.la sospensione degli obblighi tributari di emissione dello scontrino fiscale, della ricevuta fiscale, nonché della fattura emessa nei confronti di soggetti non esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo.
Quali sono i difetti del concordato? Il contribuente onesto, particolarmente avverso al rischio, può essere incentivato a corrispondere al fisco tramite il concordato una somma superiore a quella che sarebbe effettivamente dovuta. Inoltre, poiché il concordato riguarda un periodo triennale, il contribuente potrebbe incontrare difficoltà nello stimare correttamente i suoi redditi futuri. D’altra parte l’Amministrazione finanziaria potrebbe rendere particolarmente gravosi gli accertamenti per incentivare l’accettazione del concordato, anche qui con danno dei contribuenti onesti.
Per il successo del concordato preventivo il fisco deve avere una conoscenza sufficientemente approssimata della distribuzione del reddito fra i contribuenti. Strumento elettivo a far fronte a questa esigenza sono gli “studi di settore” elaborati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ed applicati alle attività economiche con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro.
Lo studio di settore è un “metodo informatizzato a base statistica per il calcolo dei ricavi o dei compensi presunti dell’attività di ogni singola impresa o professionista”. Uno strumento dunque che con eventuali opportune modifiche rispetto alla sua attuale configurazione, appare, almeno in via di principio, particolarmente adatto quale base per il concordato preventivo. Nel 1998 è stato licenziato il primo blocco di studi di settore. Nel 2004 sono stati elaborati tutti i 236 studi programmati, che riguardano circa quattro milioni di contribuenti. Essi forniscono un censimento descrittivo della piccola e media impresa e del lavoro professionale. Ovviamente anche questo strumento non è esente da critiche. Limitandoci a quelle di carattere generale, due sembrano essere le principali osservazioni negative. Anzitutto, il fatto che “se i contribuenti mentono, anche gli studi di settore mentono”. Infatti gli studi di settore sono fondati su dati forniti dai contribuenti stessi. La seconda critica osserva che l’utilizzo degli studi di settore porterebbe ad una “catastizzazione”, nel senso che verrebbe accertato il reddito normale in luogo del reddito effettivo. Peraltro il riferimento al reddito normale può essere ritenuto del tutto accettabile con riferimento al concordato preventivo.