Conquiste di Roma in Italia centrale e meridionale nel III secolo

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Descrizione

In seguito alla terza guerra sannita Roma possiede quei mezzi che le permetteranno di poter allargare gli orizzonti della sua potenza. Dal 291, dunque, inizia a muoversi per la conquista della penisola intera. In Italia centrale: - La Sabina, sempre indipendente, ma zona di transito per soldati e mercanti romani, fu devastata fino all’Adriatico dal console Curio Dentato nel 290. La regione fu annessa, le città sabine ricevettero dei precetti che le amministravano; i territori confiscati furono colonizzati.

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In seguito alla terza guerra sannita Roma possiede quei mezzi che le permetteranno di poter allargare gli orizzonti della sua potenza.
Dal 291, dunque, inizia a muoversi per la conquista della penisola intera.
In Italia centrale:
- La Sabina, sempre indipendente, ma zona di transito per soldati e mercanti romani, fu devastata fino all’Adriatico dal console Curio Dentato nel 290. La regione fu annessa, le città sabine ricevettero dei precetti che le amministravano; i territori confiscati furono colonizzati.
- I Galli Senoni avevano attaccato Arretium e furono bloccati; questo comportò l’annessione di gran parte dell’ager gallicus.
- In Etruria, dove le città erano preda di scontri intestini tra aristocratici, sostenuti dai romani, e democratici; i loro territori sono a poco a poco perduti e le città etrusche vengono ridotte a città federate. Il territorio romano, dunque, si estende.
In Italia meridionale:
-Guerra contro Pirro (280 – 275 a.C.): Nonostante fosse impegnata su altri fronti, Roma dovette occuparsi anche delle questioni dell’Italia meridionale: innanzitutto le rivalità tra le colonie greche e i popoli indigeni che esse non riuscivano a tenere a freno. Questo accadde a Turi, città rivale di Taranto, che per resistere ai Lucani fece appello a Roma. Quest’ultima stabilì una guarnigione nella città, ma ciò non impedì alle fazioni locali di continuare a sbranarsi tra loro: c’erano aristocratici filo-romani e democratici anti-romani alquanto accaniti.
Taranto era una città dorica dal glorioso passato. Essa invia un esercito a Turi per cacciare via gli aristocratici, partigiani dei Romani. Questo, però, fu il segnale per Roma di inviare un esercito che distruggesse il territorio tarantino. Di conseguenza Taranto chiese aiuto al re dell’Epiro, Pirro.
Il giovane sovrano aveva ereditato un regno amplissimo tra l’Illiria, la Macedonia, la Tessaglia e l’Etolia a soli 23 anni; dopo averlo modernizzato voleva conquistare l’intera Macedonia, dalla quale però fu cacciato, e si occupò allora di quanto accadeva a Taranto. Nella mente di Pirro si prospettava l’idea di costituire un regno dal sud Italia alla Macedonia, dopo aver riunito tutte le città della Magna Grecia. Sbarcò a Taranto con un certo numero di uomini e di elefanti, che disorientarono i Romani, i quali infatti inizialmente persero il conflitto in Campania. In seguito, Pirro riscontrò un’altra vittoria nella regione di Ascoli, della quale però non seppe approfittare. Seguirono negoziati tra Roma e Pirro e tra Roma e Cartagine per assicurare la protezione della Sicilia. Ma quando Pirro sbarcò in quest’ultima e penetrò nella parte controllata da Cartagine, si trovò di fronte oltre che all’esercito cartaginese anche alla rivolta dei Sicelioti, e non seppe far altro che reimbarcarsi sulla penisola. Fu cacciato anche da qui, dalle rivolte greche, e se ne tornò in Epiro, lasciando a Taranto una sola guarnigione. Pirro fu definito «eroe-meteora», e morì colpito da una tegola lanciata dal tetto della sua casa da una vecchia.
-La presa di Taranto (273-272 a.C.): Tale guerra permise a Roma di conquistare tutta l’Italia del sud. Taranto era una città ricca, che aveva una posizione strategica, e questo giustificò le ambizioni di Roma, che vi spedì un esercito. I Cartaginesi, invece, vi inviarono nello stesso periodo una flotta. Il comandante della guarnigione epirota ancora lì, Milone, consegnò la città ai Romani a patto di avere via libera, insieme ai suoi; Taranto ricevette lo statuto di città libera da Roma, anche se una guarnigione romana vi rimase acquartierata. La cittadella dovette pagare una pesante indennità di guerra e, durante il trionfo, i consoli sfilarono sul territorio tarantino portando via tutti i beni, dalle opere d’arte ai ricchi tesori. Roma aveva così sottomesso l’unica città in Italia in grado di tenerle testa. A quest’avvenimento fece seguito la sottomissione di tutta l’Italia meridionale indigena, e a partire da questo momento, il termine «Italia», che prima indicava la Calabria, venne esteso alla penisola intera. Importantissime furono le conseguenze di queste ultime due guerre: Roma e Cartagine, grazie ai trattati durante la guerra contro Pirro, erano state poste di nuovo l’una di fronte all’altra, l’una con il proprio esercito di terra, l’altra tramite la sua flotta di mare.