Conseguenze delle grandi conquiste romane

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Descrizione

Le prime conseguenze delle grandi conquiste furono sicuramente in campo economico; poi avrebbero coinvolto anche quello sociale e politico. Il saccheggio dei paesi conquistati e vinti, le grandi ricchezze ereditate o sottratte, le indennità di guerra e i tributi gravanti sui provinciali erano enormi, e Roma non fu capace in un primo momento a contenere i frutti delle proprie vittorie.

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Le prime conseguenze delle grandi conquiste furono sicuramente in campo economico; poi avrebbero coinvolto anche quello sociale e politico.
Il saccheggio dei paesi conquistati e vinti, le grandi ricchezze ereditate o sottratte, le indennità di guerra e i tributi gravanti sui provinciali erano enormi, e Roma non fu capace in un primo momento  a contenere i frutti delle proprie vittorie.
Per fare un solo esempio, Pompeo maior riportò dall’Oriente qualcosa come 70 milioni di euro.
Questo afflusso di oro determinò:
- un enorme movimento di capitali in una città che fino a quel momento era stata legata solamente all’attività agricola;
- riflessi sui salari e sul costo della vita, che tesero ad aumentare a danno degli strati più poveri, ma anche sulla vita finanziaria e sull’orientamento economico in generale;
- afflusso di schiavi;
- cambiamenti nella condotta bellica che hanno portato a trasformazioni nell’agricoltura italica: l’allontanamento dei teatri di guerra, infatti, ha fatto sì che i campi fossero abbandonati per anni dai contadini-soldati, ma allo stesso tempo c’era la necessità di garantire all’esercito il necessario per sopravvivere: i piccoli contadini furono costretti o a vendere i loro terreni, provocando dunque un esodo rurale e una proletarizzazione della popolazione urbana, o a cambiare le pratiche colturali, diversificando le produzioni e piantando viti e olivi anziché grano, ma con pesanti costi;
- evoluzione dell’economia di scambio, che mostra una Roma ormai, nel ii secolo, aperta all’esterno anche attraverso l’attività degli uomini d’affari, che si trovano ormai in tutto il Mediterraneo e si raggruppano in società per azioni nelle mani di pubblicani, che spremono i provinciali.
Romani e Italici si lanciano ora in grandi imprese commerciali: nel 218 fu emanata una lex Claudia che doveva impedire ai Senatori di intraprendere attività commerciali a scopo di lucro, ma questa impossibilità fu aggirata facendo ricorso a presta-nomi.
Da un punto di vista sociale e politico, lo sviluppo della schiavitù è forse il tratto più importante:
- nelle campagne la manodopera servile crea una agricoltura di tipo nuovo e favorisce, in alcune regioni, lo sviluppo dell’allevamento;
- nelle città l’afflusso di schiavi domestici cambia le condizioni della vita famigliare: alcuni di essi vanno a svolgere ruoli importanti dal punto di vista culturale come medici, pedagoghi o scribi.
Inoltre si nota la formazione di una aristocrazia municipale nelle città dell’Italia, a cominciare da quelle dell’Italia centro-meridionale, dove l’urbanizzazione e la municipalizzazione si vedono accelerare grazie all’apporto dei nuovi ricchi, che vengono attirati dall’amministrazione di queste zone, e che costruiranno mura, fora e templi nuovi.
Si nota anche l'ascesa dell’ordine equestre, costituitosi nel iii secolo. Tra la nobilitas senatoria tradizionale e i proletari si inserisce una categoria di cittadini privilegiati dal fatto che lo Stato gli conferiva il cavallo pubblico. Questi erano spesso o figli di senatori o ricchi proprietari fondiari o pubblicani. L’ordo equestre si poneva tra la nobiltà e la plebe, ed aveva come base economica quella delle proprietà fondiarie. Nel ii secolo, questi cavalieri, che nell’assemblea centuriata hanno un ruolo fondamentale per l’elezione dei magistrati, aspirano a svolgere un ruolo più importante nella vita sociale e giudiziaria, dove i tribunali sono controllati solo dai senatori. Questo era in contrasto con i loro interessi, perché nel 149 una legge Calpurnia aveva istituito le quaestiones perpetuae: tribunali permanenti che avevano il compito di giudicare i promagistrati con i quali i cavalieri avevano a che fare con gi affari commerciali e finanziari nelle province.
Aumenta il rischio dei conflitti politici, perché se da una parte la classe senatoria detiene il monopolio delle funzioni maggiori (il Senato e le magistrature) nonché ricchezze fondiarie, dall’altra vi è (insieme a patrizi e plebei) anche un gruppo di nobiles comprendenti i magistrati superiori e i loro discendenti. Sono dunque le stesse gentes che si accaparrano le magistrature superiori; tuttavia, di fronte ai senatori e alle ambizioni dei cavalieri questo gruppo dirigente appare bloccato e nel momento in cui si formano nuove ricchezze, queste non sono del tutto nelle sue mani.
Si registra la formazione di una infima plebs, a causa della disparità crescente di rendite. Si trattava di un proletariato libero costituito da esclusi dal mondo rurale, piccoli bottegai (tabernarii), disoccupati cronici o vittime della concorrenza della manodopera servile. Sono una classe pericolosa, pronta a costituire un esercito delle sommosse.
E infine si registra l'ascesa dei liberti che diventano un gruppo sociale sempre più attivo nella vita economica. In seguito lo saranno anche in quella politica. Erano schiavi, spesso ben dotati e astuti, divenuti liberi, ma con diritti politici ridotti. Restano al servizio del loro padrone e diventano clienti.